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erez-crossing-pointRoma, 14 gen – La Cei ha inviato in Terrasanta come suo rappresentante l’arcivescovo di Arezzo, mons. Riccardo Fontana, in occasione del “Coordinamento per la Terra Santa”, che si terrà dall’11 al 15 gennaio, e che raggruppa vescovi e rappresentanti delle Conferenze episcopali di Usa, Ue e Canada, assieme a quelli del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e alla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea). Il presule Fontana, fermato al valico di Erez assieme al resto della delegazione, ha avuto parecchie difficoltà ad entrare nella Striscia di Gaza, rimanendo ben otto ore fermo al posto di blocco imposto dalle autorità israeliane che hanno negato in un primo momento alla delegazione il permesso per entrare nella Striscia. Dopo una lunga trattativa l’ingresso della delegazione è stato autorizzato solo in piccoli gruppi di tre individui alla volta.

L’Arcivescovo Fontana, che avrebbe dovuto varcare il valico di Erez intorno alle 06.30 ora locale, ha potuto finalmente fare il suo ingresso a Gaza soltanto alle 14:30.

Il 15° incontro dell’Hlc – si legge in una nota della diocesi di Arezzo – vede partecipare 16 vescovi e sarà dedicato alle persone sofferenti e vulnerabili in Terra Santa. Anche quest’anno, l’incontro con la comunità cristiana di Gaza rappresenta uno dei momenti chiave della visita realizzata dalla delegazione episcopale. I vescovi potranno verificare le perduranti conseguenze dell’intervento militare israeliano ‘Bordo di protezione’ che ha provocato tra la popolazione della Striscia di Gaza più di 2mila vittime, compresi più di 500 minorenni. A Gaza, i vescovi celebreranno la Messa insieme alla comunità cattolica locale e visiteranno le scuole cristiane e i presidi sanitari, per offrire sostegno ai professori e ai medici operanti nel territorio.

Il programma della visita prevede anche un incontro con la popolazione di Sderot – l’insediamento israeliano raggiunto dal lancio di missili lanciati dalla Striscia di Gaza durante la campagna militare di luglio – e una puntata alla Valle di Cremisan, luogo interessato dal progetto di costruzione del Muro di Separazione voluto da Israele, che in quell’area rischia di sconvolgere l’esistenza di due comunità religiose salesiane e di 50 famiglie cristiane palestinesi, proprietarie dei terreni agricoli su cui dovrebbe svilupparsi il percorso del Muro.

A Betlemme i membri dell’Hlc avranno modo di conoscere alcune realtà impegnate nel campo della solidarietà rivolta in modo particolare ai bambini. I vescovi, una nota dell’Hlc, non si recano in Terra Santa per chiedere privilegi per i cristiani e nemmeno per motivi politici, sebbene l’incontro li ponga di fronte a problemi di questo genere. La motivazione pastorale resta essenziale e il pellegrinaggio e la preghiera sono la ragion d’essere di questo incontro annuale insieme col lavoro di persuasione che i presuli sono chiamati a fare una volta tornati in patria, sensibilizzando governi e opinione pubblica sulla situazione in Terra Santa e dei cristiani locali”

Abbiamo avuto l’impressione di trovarci in una situazione devastata” – riferisce all’Agenzia Fides l’Arcivescovo italiano Riccardo Fontana durante la sua permanenza in Terrasanta – “Ci hanno raccontato dei tre bambini morti nelle ultime ore per il freddo. La corrente elettrica c’è solo per alcune ore al giorno. E colpisce vedere che tutti, a cominciare dai bambini, hanno molto chiaro di essere vittime di violenza, e di sapere chi sono i responsabili di tale ingiustizia. Una bambina di terza elementare ci ha detto: hanno distrutto le nostre case, ma soprattutto hanno tolto i bimbi alle madri e le madri ai bimbi. Un ragazzo più grande ci ha ammonito: tutti vengono qui a chiederci se abbiamo bisogno di cibo e di altri aiuti materiali. Ma noi abbiamo bisogno dell’unica cosa che nessuno ci promette: essere considerati come uomini, riconosciuti nella loro dignità.”

Alessandro Pallini