Roma, 7 lug – 3 luglio 1988, stretto di Hormuz: l’incrociatore americano Vincennes abbatte il volo civile Iran Air 655 con un missile terrra-aria, uccidendo 290 passeggeri tra cui 66 bambini. È il periodo della guerra imposta all’Iran da parte dell’Iraq e dei paesi che lo sostengono, un momento di alta tensione nel Golfo Persico, e, proprio come in questo periodo, gli americani avevano aumentato la loro presenza con la solita scusa della “minaccia iraniana”.

In seguito a questo grave evento il governo degli Stati Uniti espresse rammarico ma non ammise mai di aver commesso un errore né presentò scuse ufficiali, affermando che il Vincennes scambiò l’Airbus A300 per un caccia. Tutti i membri dell’equipaggio del Vincennes furono decorati con il Combat Action Ribbon per la loro “missione nel Golfo Persico”. Poco meno di un mese dopo, George H. W. Bush, all’epoca vicepresidente degli USA, affermò: “Non mi scuserò mai per gli Stati Uniti, non mi interessa quali sono i fatti”.

Tra le vittime dell’aggressione americana anche un italiano, Antonio Caputo. Il 7 luglio 1988 La Repubblica pubblica un’intervista alla sua famiglia, titolandola: “Americani, maledetti!”. Nell’articolo La Repubblica riporta: “Giovedì scorso aveva telefonato per l’ultima volta alla famiglia: una raccomandazione alla figlia Annalisa, ‘compra un bel mazzo di fiori alla mamma, oggi è il nostro venticinquesimo anniversario di matrimonio. Per i soldi non preoccuparti, ti rimborso lunedì quando torno dall’Iran’. Quel grande mazzo di fiori è l’ultimo straziante ricordo lasciato alla moglie e ai due figli da Antonio Caputo, il tecnico italiano che viaggiava sull’Airbus dell’Iran Air abbattuto domenica da un missile americano nello spazio aereo sopra lo stretto di Hormuz. ‘Maledetti americani’, grida con la voce strozzata dai singulti la moglie Angela. ‘È impossibile che con tutti i loro strumenti supersofisticati non abbiano riconosciuto che quello era un aereo civile. Non è stata una fatalità. Quella rotta mio marito l’aveva fatta decine di volte, tutti i giorni ci passano centinaia di persone. E poi, tutti quei bambini morti innocenti: è mostruoso quello che hanno fatto’ […] Ancora un viaggio e poi sarebbe rimasto con noi. Sempre, dice fra i singhiozzi la moglie Angela. ‘Invece me l’hanno ucciso. Maledetti’”. Erano evidentemente altri tempi per il giornalismo italiano.

Hanieh Tarkian

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