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Wuha, 13 mag – Scatta nuovamente l’allerta a Wuhan, epicentro iniziale della pandemia di coronavirus che ha registrato 3.869 decessi e 50.339 contagi certi. Dopo 35 giorni senza che venisse registrato alcun infetto, il fine settimana ha visto la rilevazione di sei nuovi contagi. Le autorità locali non intendono farsi cogliere impreparate dall’eventualità dell’insorgenza di nuovi focolai; da qui la decisione di effettuare i test dell’acido nucleico (che rilevano un’eventuale infezione in corso) a tutti gli 11 milioni di residenti della città entro dieci giorni. Come da disposizioni del quartier generale per la Prevenzione e il controllo, ogni distretto ha presentato un piano di azione studiato nei minimi dettagli, tenendo conto che «i risultati finora ottenuti nella lotta alla pandemia non significano un declassamento» dell’emergenza coronavirus. Lo riporta Il Fatto Quotidiano.



«Non dobbiamo essere negligenti o rilassati», ha dichiarato nella riunione di lunedì il segretario locale del Partito comunista, Wang Zhonglin. Due i nuovi obiettivi: ampliare la copertura – portandola quindi a 11 milioni di test, come detto – e centralizzare il processo di verifica. I tamponi eseguiti finora nella metropoli cinese sono stati un milione fino al 29 aprile, secondo quanto riferito dalla commissione sanitaria municipale. I risultati conseguiti «non vogliono dire che abbiamo centrato la vittoria decisiva, e declassare la risposta all’emergenza, non vuol dire abbassare le difese», ha affermato Wang.

I sei nuovi casi scoperti nel fine settimane hanno fatto scattare l’allarme. Il piano d’azione distrettuale prevede che i primi ad essere testati siano anziani e comunità ad alta densità di popolazione. Il «paziente 1», del focolaio, in questo caso, sarebbe un uomo di 89 anni dichiarato in precedenza asintomatico, nell’area cittadina di Sanmin: gli altri cinque infetti risiedevano nello stesso complesso residenziale, dove sono stati effettuati circa 5mila test. E’ avvenuta in maniera quasi istantanea la rimozione dall’incarico del segretario del Partito dell’area, Zhang Yuxin, per «incapacità nella prevenzione e nel controllo».

«Sette province hanno riferito nuove infezioni negli ultimi 14 giorni e i casi di focolai continuato ad aumentare», ha dichiarato il portavoce della Commissione sanitaria nazionale Mi Feng. Nella giornata di domenica la città di Shulan, nella provincia di Jilin confinante con la Corea del Nord, è stata chiusa dopo la scoperta di 11 infezioni e messa in «modalità di controllo in tempo di guerra».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. 11 milioni di residenti?! Da tanto l’ idea dell’ estremismo diagnostico per fatturare… Staremo a vedere.

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