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brazil-zika-outbreat-brain-damangeRoma, 29 gen – Non fai in tempo ad abituarti alla fine dell’emergenza Ebola che subito devi familiarizzare con Zika. Per carità, la pericolosità dei due virus non è paragonabile. Guai, però, a sottovalutare la nuova emergenza sanitaria che dal Sudamerica “si sta diffondendo in maniera esplosiva”, secondo le parole del direttore generale dell’Oms, Margaret Chan.

Secondo una stima della stessa Organizzazione, il virus potrebbe infettare 3-4 milioni di persone nelle Americhe, 1,5 milioni delle quali in Brasile, dove – da meno di un anno a questa parte – sono nati più di 4mila bambini con microcefalia, una malformazione neurologica che comporta una crescita ridotta del volume del cervello e della circonferenza cranica, con possibili danni neurologici anche gravi (ma la Chan ha precisato: “Voglio essere chiara: la relazione fra il virus Zika e le malformazioni non è stata ancora stabilita, anche se è altamente sospettata”). Il virus Zika si trasmette attraverso la puntura delle zanzare ed è conosciuto da decenni. Solo ultimamente, tuttavia, i medici lo hanno associato alle malformazioni cerebrali che hanno riscontrato in molti neonati, oltre che alla sindrome Guillain-Barré che provoca la paralisi. In Colombia il governo ha sconsigliato alle donne di rimanere incinte almeno fino al prossimo luglio. In Salvador, addirittura, il governo ha sconsigliato le gravidanze per tutto il biennio 2016-2017. Ma non è tutto perché, come detto, il virus non sarebbe un pericolo solo per i feti: sembra infatti che l’infezione virale possa causare negli adulti la Sindrome di Guillaume-Barrè, in cui il sistema immunitario attacca i neuroni causando paralisi temporanee.

Il virus Zika è un patogeno (genere Flavivirus) che si trasmette grazie alle punture di zanzare infette del genere Aedes, in modo particolare da Aedes aegypti nelle zone tropicali. Si tratta degli stessi insetti attraverso cui si diffondono la Dengue, la febbre gialla e la chikungunya. Isolato per la prima volta nel 1947 nella foresta Zika dell’Uganda, a lungo del virus si è avuta notizia solo in Africa, in Asia, quindi nelle isole del Pacifico (Micronesia e Polinesia Francese), ma dal 2014 lo si ritrova anche nell’America Latina, prima in Cile, poi nel Brasile e poi dallo scorso ottobre in diversi paesi del centro e sud America, dove si sta diffondendo rapidamente. Ad oggi il virus si è diffuso in 22 Paesi dell’America Latina. Il più colpito è il Brasile, dove si contano un milione e mezzo di casi e più di 4mila casi di bambini nati con microcefalia.

Ma il virus è già sbarcato in Europa, infettando quattro italiani, tre inglesi, due spagnoli, tutte persone rientrate dal Sud America o dai Caraibi. Mercoledì mattina un nuovo caso è stato diagnosticato in un ospedale di Aarhus, nell’est della Danimarca. I casi italiani risalgono a dieci mesi fa e per ora sembra stiano tutti bene, lasciando tranquilli i medici che li stanno seguendo. Uno dei problemi nel combattere questo virus è che i sintomi sono di lieve entità e spesso neanche compaiono: tra i 2 e i 7 giorni dopo la puntura di una zanzara infetta si possono riscontrare febbre, dolori muscolari, congiuntivite e rash cutanei. Si calcola che a manifestarli sia solamente una persona su quattro, per poco tempo, circa una settimana. E spesso persino i test sierologici faticano a identificarlo: troppo simile ad altri virus. Al momento non esiste cura.

Giuliano Lebelli

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