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Roma, 13 lug – L’insulto gratuito, l’assenza di arguzia, il romanesco scritto male e strascicato. Poveri Belli e Trilussa, se staranno a rivortà naa tomba a leggere i sonetti del “poeta” Franco Ferrari. Lui, un antifascista inacidito riciclato nei 5 Stelle che scrive roba di quart’ordine su Facebook, è il “poeta” autore dell’ormai celebre “Virgì, Roma nun te merita, il sonetto rilanciato sul suo blog da Beppe Grillo. Chissà se “er poro” Ferrari è minimamente consapevole della strumentalizzazione operata dal fondatore del Movimento. Sì perché con i suoi insulti ai romani, definiti gentilmente “gente de fogna” (modificato poche ore fa nell’altrettanto non lusinghiero “gente da poco”) e “infami” in quanto non in grado di comprendere fino in fondo la grandezza dell’amministrazione Raggi, sta contribuendo a scavare la fossa alla stessa “sindaca”.

Il benservito alla Raggi

E’ evidente che non era questo l’obiettivo del grossolano sonetto; nella semplice psicologia del Ferrari, dipingere i romani come nostalgici di “ladri e mafiosi” per il solo fatto di non appoggiare incondizionatamente Virginia equivale a un endorsement. Peccato però che una volta che Grillo si appropria del sonetto la questione viene ribaltata: quelle parole finiscono in parte anche in bocca alla stessa Raggi, che sostanzialmente si ritrova così suo malgrado a insultare buona parte dei suoi potenziali elettori. L’intento di Grillo di darle il benservito è chiaro a tutti, tranne al “poeta” Ferrari che sul suo profilo Facebook continua a vantarsi. Del resto parliamo di un mezzo cialtrone che passa il tempo a insultare gratuitamente un po’ tutti, credendosi simpatico perché lo fa in romanesco.

L’antifascismo e l’odio per la Meloni

Basta andare indietro di una settimana per trovare insulti piuttosto gratuiti a Giorgia Meloni. “Sessismo e bodyshaming” come se piovesse, almeno così suonerebbe secondo i canoni del politicamente corretto. “Daje donne, oggi é festa. A carciofara (Giorgia Meloni, ndr) ce l’ha detto, l’ha strillato, gridato, starnazzato coma na gallina”, scrive Franco Ferrari sul suo profilo Facebook. “Noi, nun c’avemo paura der sudore da lavoro, e, qui , c’è gente che suda, che lavora! A Giò, daje, nun t’allargà, che te devi da rifà er guardaroba, e, poi, te deborda a cellulite. A proposito, ci o sai come se leva a cellulite che c’hai? Cor lavoro, e, cor sudore der lavoro, e tu , cô certe cose, nun te ce piji, te stanno antipatiche, inzomma, nun le sopporti. Te ricordeno a borgata, er callo, a puzza de le mura. Mejio, molto mejio, mettese a gridà da un palchetto, su cose che nun conosci, ma, volendo fa crede che tu l’hai vissute tutte. Ma che te strilli, a tappè! Nun sei proprio capace de parlà costumata? Oppuro vòi fa crede che sei na fijia integerrima, na mamma cattolica e italiana, che sei puro vergine, tiè, che la Madonna c’ha d’avè invidia”.

Prosegue poi il post con una ulteriore sequela di insulti nei confronti di Salvini, mentre in altri si pontifica su Berlusconi, razzismo, fascismo etc, con i toni tradizionali dell’estrema sinistra (il tutto peggiorato dal romanesco farlocco e strascicato). Insomma l’estrazione politica del “poeta” dialettale che Grillo ha utilizzato (a sua insaputa) per silurare la Raggi è evidente. Almeno quanto lo è la sua incapacità di scrivere in dialetto.

Davide Di Stefano

9 Commenti

  1. Dato che questo pagliaccio e finto poeta amico del buffone Grillo ha definito molti romani “gente di fogna” per una giusta reciprocità i romani se vogliono lo possono definire certamente un topo di fogna e un infame

  2. Ferrari come il suo suo amico grillo sono poveri idioti . Perché non scrive una poesia su Ciro stupratore.

  3. Poveraccio! A parte le scemenze che scrive, nemmeno conosce il dialetto romano: é solo ignorante! Non conoscendo l’italiano corretto, si rifugia in un grottesco vernacoloide, per esibirsi oscenamente con l’uso improprio e socialmente nocivo della tastiera…

  4. Questo è il livello culturale medio di un sinistrorso antifascista e tra PD e M5S in Italia di questi ce ne sono milioni: poveri noi!

  5. È un poveraccio che si nasconde dietro ad un approssimativo dialetto romano, solo perché non sa l’italiano… Ovviamente nessuno lo condanna per gli insulti sessisti, dato che la vittima è una fascia”…

  6. Certo adesso girerà Pe Roma mascherato,se te incontra un romano Co tutte quelle belle.parole che jai rivolto te offre da beve….direttamente da dentro Ar Tevere. Fatevi ma passeggiata a Roma te er giullare e la pantecana Der campidoglio senza scorta me raccomanno. ..non ve fanno gniente ve affogato e basta. Liberate Roma e i romani