Roma, 21 mar – Ousseynou Sy era sì di origini senegalesi, ma di fatto era italiano ossia in possesso della cittadinanza. Questo è il primo punto fondamentale che dobbiamo tenere a mente per dare un senso compiuto ai commenti sulla scandalosa vicenda della scolaresca che a San Donato milanese stava per essere bruciata viva.

Crolla la narrazione della sinistra

Cittadinanza significa esser parte di un tessuto sociale e culturale che porta con sé una storia e un passato e dei ricordi. Potremmo dire dunque che la cittadinanza rappresenta il punto d’arrivo per chi, pur provenendo da altre terre, giunge in Italia e dall’Italia si lascia assorbire, divenendo dal punto di vista sentimentale un italiano a tutti gli effetti. Sembra banale, perfino scontato tutto ciò, ma in verità non lo è affatto.

Una propaganda a reti unificate ci ha assillato per anni col dovere morale di allentare le maglie della concessione della cittadinanza italiana a chiunque si presentasse qui o a chiunque nascesse qui. Il fatto che questa narrazione grottesca avvenisse durante il picco di partenze e di sbarchi di immigrati clandestini afro-islamici lascia supporre che gli intelligentoni a capo di tutto ciò intendessero sovvertire l’ordine naturale e giuridico che da sempre guida la concessione della cittadinanza. In Italia ne vengono concesse circa duecentomila l’anno, un numero considerevole se paragonato al numero di clandestini che negli ultimi anni sono entrati e anche al numero di italiani che annualmente abbandona lo stivale per recarsi all’estero.

Prime e seconde generazioni in nome della radicalizzazione

All’indomani dei numerosi attentati terroristici islamici che hanno impregnato la terra europea col nostro sangue, una linea comune c’è: gli attentatori facevano tutti parte delle seconde generazioni di immigrati afro-islamici che decenni prima si erano trasferiti in Francia o in Germania o in Svezia o in Belgio. O in Italia.

La cittadinanza loro concessa, e l’esser nati in quel contesto occidentale tanto desiderato dai loro nonni o genitori, evidentemente a niente è servita per quanto riguarda l’assimilazione nel contesto culturale e sociale di tali paesi. Ne sono rimasti immuni, esattamente come se avessero al loro interno degli anticorpi in grado di sventare il rischio di una loro occidentalizzazione ossia la perdita della cultura di riferimento. La radicalizzazione, dunque la propensione all’attività criminale violenta, è un aspetto indipendente rispetto alla volontà di non integrarsi con gli autoctoni.

All’autista della tentata strage di San Donato è accaduto esattamente questo, poiché è bene anche dire, in barba a qualsiasi principio di correttezza politica, che se sei italiano non puoi stracciarti le vesti per i morti in mare come se fossi connazionale degli annegati. Sarebbe come se un padre di dispiacesse più per la morte di uno sconosciuto che di suo figlio. Sarebbe del tutto innaturale, e il ritornello noioso cui siamo abituati, secondo cui la fratellanza tra i popoli della terra ci rende idonei a quel tipo di reazione, va fatto rientrare nel perimetro della follia politically correct cui la compagine progressista ci ha abituati.

E poi, un italiano potrebbe mai rifarsela su cinquantun bambini italiani? Non vedrebbe nei loro occhi la disperazione che avrebbe suo figlio se si trovasse in quella situazione? Siamo di fronte al primo vero caso di attentato terroristico perpetrato in Italia e derivante dalla mancata integrazione che la concessione della cittadinanza avrebbe dovuto garantire. Per uno scherzo del destino, addirittura il terrorista in questione ha individuato nei bambini autoctoni il bersaglio da colpire. È insomma evidente che con gli esseri umani non si può fare come con le piante, ossia non si può pensare che, una volta sradicati dalla loro terra, riescano a prosperare allo stesso modo in una terra totalmente diversa solo perché “qualcuno” ha deciso che così dev’essere.

Insabbiare la verità

Dalle parti di Repubblica è iniziata la solita campagna di mistificazione secondo la quale c’è stato un incidente. Vedere per credere: guardate la prima pagina del quotidiano e diteci se non sembra la cronaca di un normale incidente stradale. Questo perché la verità va insabbiata, e con essa le prove dei rischi mortali cui siamo e saremo soggetti a causa dell’importazione di un esercito di clandestini che non ha né la voglia né la possibilità per integrarsi.

L’Italia è ad oggi vista come una spugna da spremere per raccattare le poche gocce d’acqua rimaste, e le percentuali della popolazione carceraria dicono chiaramente come gli immigrati di alcune etnie arrivino qui col preciso scopo di delinquere ossia di fare il cavolo che vogliono. I buffoni alla Luca Casarini, quello “scapestrato” che da una vita lotta contro la nostra Patria, sono propedeutici alla dissoluzione di questo paese e di questo continente, almeno fin quando non saranno loro a finire calpestati o fin quando non saranno i loro figli a essere presi in ostaggio. È un destino inevitabile, se le cose non cambieranno velocemente. E se non capiremo alla svelta che l’Italia deve essere degli italiani poiché gli stranieri non saprebbero prendersene cura.

Lorenzo Zuppini

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