Roma, 21 giu – In un’epoca che fabbrica di continuo eroi di cartapesta, comincia a essere difficile riconoscerne uno vero. Eppure, forse è proprio in tempi vili e mediocri che l’eroismo più autentico rifulge in tutta la sua purezza e il suo splendore. È questo il caso di Emanuele Crestini, il sindaco deceduto questa notte per le ferite riportate nell’esplosione del palazzo comunale di Rocca di Papa. Crestini, da primo cittadino, ha voluto essere l’ultimo: l’ultimo ad abbandonare la nave, dopo aver messo in salvo i suoi dipendenti. È un gesto che, nell’era dell’individualismo e del «chi te lo fa fare?», impone a tutti noi il silenzio. Il silenzio del rispetto e della contemplazione. E, per alcuni, della vergogna.

Rocca di Papa non è la Concordia

Ma il sindaco di Rocca di Papa, piccola cittadina dei Castelli romani, non ci ha solo ricordato che l’eroismo è ancora una via praticabile, ma ha fatto anche qualcosa di più: in qualche modo, ha redento il comportamento ripugnante di un Francesco Schettino. Il comandante della Costa Concordia infatti, mettendosi in salvo e lasciando al loro destino i passeggeri della nave che affondava, aveva ridato vigore al peggiore dei cliché: quello dell’italiano codardo che bada esclusivamente al suo «particulare» (Guicciardini). Crestini, al contrario, ha scelto di donare la vita per il suo «equipaggio», facendo a pezzi il mantra brechtiano «sfortunato il Paese che ha bisogno di eroi», la massima piccolo-borghese che ha dissociato eroismo e nazione. Crestini, invece, ha avuto il merito di mostrare a tutto il mondo che gli italiani, se lo vogliono, possono ancora essere eroi.

Essere esempio

Sì, perché l’eroe non è chi sbraccia e sgomita, ma chi compie in silenzio il suo dovere. Non è chi si appunta sul petto medaglie di latta, ma chi impone a sé stesso un’etica del sacrificio. Non è chi sale sul piedistallo solo perché ha ricevuto una scorta, per poi pontificare dall’attico di New York, ma chi nell’adempimento dell’incarico sa coltivare l’umiltà del gregario. L’eroe, insomma, non è il prodotto di una campagna mediatica ben orchestrata, ma chi sa custodire in sé una scintilla divina. Ecco, nell’era degli Schettino, non abbiamo bisogno di fenomeni da baraccone o di buffoni pluridecorati. Abbiamo bisogno di esempi: Emanuele Crestini lo è stato.

Valerio Benedetti

4 Commenti

  1. Giusto omaggio ad un eroe, ma impostato malissimo da qualcuno che non conosce la vicenda Schettino e avrebbe dovuto evitare di menzionarla.

  2. Bel gesto, e giusto menzionarlo. Ma l’individualismo non c’entra nulla con la vigliaccheria. Un sano individualismo occorre: solo se si è individualisti si è forti e si è in grado di dare agli altri. “Rapporto” implica che ognuna delle parti “porti” qualcosa: se non si ha nulla cosa portiamo? Prima serve avere per poi dare, rispettare e conoscere noi stessi per poter fare altrettanto con gli altri. “Ama il prossimo tuo come te stesso”: il prius logico è la locuzione “te stesso”.

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