Roma, 9 set – La regina Elisabetta II è morta ieri pomeriggio. A pochi giorni da un altro decesso illustre, quello di Mikhail Gorbaciov, si delinea un epilogo molto particolare: quello di un “secolo lungo”, almeno se ci si riferisce alla vita dei protagonisti che animarono quel travagliato, incredibile, massacrante e tragico XX secolo.

Elisabetta II, l’ultimo simbolo del XX secolo

I Paesi del Commonwealth le dicono addio. La chiamano correttamente la “regina dei record”. Perché Elisabetta II è morta alla veneranda età di 96 anni, nella sua residenza scozzese di Balmoral. Accanto a lei i quattro figli e i familiari. Ovviamente, in prima fila il principe Carlo, ora finalmente Carlo III, re ad “appena” 73 anni, dopo un’attesa lunga una vita intera.

Nella mattinata di ieri, Buckingham Palace aveva reso nota la “preoccupazione dei dottori” per la salute della sovrana, già in crisi da diverso tempo e mancata a diverse occasioni pubbliche. Era, insomma, palese che la situazione stesse viaggiando verso la fine. Probabilmente avvenuta molto prima di quanto comunicato ufficialmente, necessario a intraprendere una narrazione utile a compiere quella ritualità che, in queste occasioni, non può mancare: permettere a tutti di dire in qualche maniera “addio” alla regina stessa, quel punto di riferimento inossidabile della monarchia britannica e dell’intera Nazione.

Alla morte del padre Giorgio VI, Elisabetta era diventata regina all’istante, secondo il protocollo, e aveva deciso di mantenere il suo nome (il predecessore, infatti, era battezzato come Albert). Una donna già vigorosa, sposata dal 1947 con il principe Filippo di Edimburgo, ma già “di Grecia e Danimarca”. Nel suo lungo regno, Elisabetta ha visto molto, più di quanto tante persone possano osservare in due o forse tre vite. La fase calda della guerra fredda, la trasformazione dell’Impero britannico in “Commonwealth delle nazioni”, ovvero l’organizzazione internazionale che fa ancora oggi capo a Londra. Assistette alla crisi di Suez e alla successiva fase terminale della decolonizzazione africana. E poi gli anni Ottanta, con la guerra delle Falkland, la guerra d’indipendenza irlandese perenne innescata dall’Ira, nonché il terremoto familiare avviato dopo il matrimonio del figlio Carlo con la principessa Diana, culminato negli scandali del decennio successivo e con la morte di quest’ultima. Un terremoto proseguito con la storia del figlio Harry, “autoesiliatosi” dalla famiglia reale con la moglie Meghan Markle.

Il Novecento diventa un “secolo lungo”

Tutti siamo stati abituati a interpretare il ventesimo come un “secolo breve”, accogliendo quasi in modo plebiscitario la definizione dello storico Eric Hobsbawn. Anche in maniera difficilmente contestabile, vista l’argomentazione apportata, che inquadrava il secolo medesimo come interposto tra la prima guerra mondiale e la fine della guerra fredda, considerari i reali due eventi portanti della periodizzazione. Eppure, quanto avvenuto nelle ultime settimane, ci ha suggerito un altro tipo di intervallo. Più che altro, quanto avvenuto ieri. Perché se badiamo ai protagonisti, è vero che, in una maniera o nell’altra, la regina Elisabetta II sia rimasta comunque un personaggio autorevole nel contesto britannico e mondiale (al netto dei suoi limitati poteri ufficiali) grosso modo fino alla sua dipartita, avvenuta ieri pomeriggio. Differentemente – questo sì – da Gorbaciov, la cui esistenza politica e pubblica si interrompe immediatamente dopo la fine dell’Urss.

Stelio Fergola

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7 Commenti

  1. Complimenti anche ai britannici che le hanno voluto comunque bene ed è scomparsa così, naturalmente, senza eutanasia di sorta.

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