Roma, 13 nov – Tutti gli occhi sono ormai puntati sulle elezioni regionali in Emilia Romagna, che avranno luogo il prossimo 26 gennaio. Una votazione che potrebbe rappresentare un tornante decisivo per le sorti del governo giallofucsia. Il condizionale, ovviamente, è d’obbligo, visto che Pd e M5S hanno dimostrato di non interessarsi minimamente del consenso popolare. Però è anche chiaro che l’eventuale caduta della «fortezza rossa» non potrà non avere ripercussioni sulla tenuta della maggioranza.

Emilia Romagna in bilico

I sondaggi sono a volte contrastanti e disegnano scenari di volta in volta differenti. Secondo una rilevazione di Alessandra Ghisleri per Euromedia research della scorsa settimana, la coalizione di destra-centro, con la sua candidata Lucia Borgonzoni, sarebbe in vantaggio sul centrosinistra di Stefano Bonaccini, con un distacco che oscilla tra i 5-7 punti percentuali. Stando invece a un più recente sondaggio realizzato da Tecné per Quarta Repubblica, si preannuncia un testa a testa che terrà tutti con il fiato sospeso sino all’ultimo. E questo anche a prescindere dalla percezione dell’elettorato a livello nazionale, che – secondo Ipsos – prevede un trionfo del destra-centro (53%) e ritiene improbabile una vittoria del centrosinistra (29%).

Sondaggi Ipsos per DiMartedì

La variante pentastellata

Tutto dipende, però, da che cosa farà il M5S, che è il vero ago della bilancia di queste elezioni. Qualora i pentastellati non si candidassero, facendo quindi «desistenza», il centrosinistra dovrebbe spuntarla di 2 punti percentuali (50 a 48%). Se i grillini si presentassero in solitaria, invece, Bonaccini ce la farebbe di un solo punto percentuale (46 contro 45%). Se infine il M5S appoggiasse la coalizione di centrosinistra, allora Bonaccini dovrebbe staccare la Borgonzoni di 4 punti. Tuttavia, la percentuale degli incerti e dell’astensione è ancora molta alta (siamo oltre il 40%), quindi la campagna elettorale è ancora in grado di spostare i valori in campo. Inoltre, come fanno notare Affari italiani e Il Giornale, il peso della variabile M5S è una questione molto più intricata: come hanno dimostrato le elezioni in Umbria, in caso di alleanza con il Pd, circa la metà degli elettori grillini è pronta a restarsene a casa. È per questo che Di Maio non ne vuole sapere di accordi con i dem. La partita, insomma, è ancora apertissima.

Sondaggio Tecné per Quarta Repubblica

Elena Sempione

2 Commenti

  1. sarà una via tra la due e la tre..da bravi furbetti i 5s srl non si esporranno direttamente.. appoggeranno il pd, ma “silenziosamente”…

  2. Scusate,ma anche per Piemonte,Sardegna,Abruzzo ed Umbria i sondaggi parlavano di testa a testa,e poi invece il CDX ha stravinto.
    Non può essere che pure in Emilia-Romagna se i sondaggi danno ora Bonaccini avanti di un punto invece in realtà sia più debole e quindi che sia avanti la Borgonzoni ?

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