unioni_civiliRoma, 22 giu – Tanto tuonò che piovve.

Anche in Italia è pronta la legge sulle unioni civili delle coppie omosessuali presentata dalla senatrice del PD, Monica Cirinnà che inizierà il suo iter parlamentare nel mese di settembre.


Ma cosa prevede la proposta di legge? Oltre all’equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, quali il diritto alla pensione di reversibilità , al diritto di assistenza ospedaliera reciproca, all’eredità ed ai diritti di successione, la legge introduce, seppur in modo surrettizio, il principio di adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Come?

Ispirandosi al principio previsto dalla legge inglese della “stepchild adoption” ovverossia qualora venisse a mancare il “genitore biologico” la coppia gay sarà autorizzata ad adottare il bambino. Un’escamotage che consente quindi di aggirare in modo piuttosto discutibile quanto era stato affermato sinora da diversi esponenti politici, di destra e di sinistra sulla questione delle adozioni, presentate come un limite invalicabile per i gay.

Tra l’altro, un punto nascosto della legge, prevede anche la possibilità per la coppia gay di adottare non solo un figlio naturale , ma anche un figlio precedentemente adottato da uno dei due componenti. Il che comporterebbe enormi problemi burocratici per i paesi da cui arrivano i bambini adottabili, in primis dalla Russia di Putin.

Ma vi sono altri punti della legge che destano non poche perplessità: la prima è la modifica della Costituzione che a parole la sinistra ha sempre ritenuto un Totem intoccabile .

La Cirinnà ha infatti dichiarato di voler modificare la Carta laddove riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, poiché ritiene di assoluta priorita’ l’introduzione di nuove norme che regolino le diverse forme di famiglia , specificando che la Costituzione non definisce mai il “genere” dei coniugi, intravedendo in questa ovvia definizione della Carta lo spiraglio per introdurre la cd. Teoria di genere o gender.

Ergo una normazione contraddittoria, ambigua e tipica di chi deve affermare non una regolamentazione basata sul classico binomio diritti-doveri di una comunità organicamente intesa, bensì sull’affermazione ideologica di genere. Un vero pasticcio in salsa italica sulla falsariga di una stantia ricetta anglosassone.

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