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dariofoNo, non è un “santo giullare” San Francesco d’Assisi.
E’ stato un uomo che ha conosciuto la Vita ed attraverso essa è giunto ad una conversione dopo un travaglio profondo, dopo essersi spogliato di ogni bene materiale per non avere intralci o inganni nella ricerca di Dio, nell’imitazione di Cristo sofferente per riscattare il mondo. Non per creare una Comune di esistenzialisti fricchettoni.
Un uomo, un santo uomo, che nella Natura ritrovava e “significava” la mano creatrice di Dio Onnipotente.
Dialogare con la Natura non è new age, parlare coi lupi guardandoli negli occhi non è animalismo, non è vegano nutrirsi dei frutti della campagna. Il linguaggio non è burla, Fo, non è libera polifonia da cabarettista radical-chic. Il presunto dialetto umbro della recitazione di Fo è stato uno schiaffo a tutta la storia degli idiomi centromeridionali. Tanto che ce frega, parleremo tutti inglese (o cinese).



Perché Dario Fo si è così impegnato per attualizzare, riposizionare, desacralizzare una vita da santo e farne una specie di (pietà!) “antieroe dei giorni nostri”?
Presto detto. Esauritasi la spinta propulsiva del “soccorso rosso”, Fo, con la stessa faccia di sempre ma segnata da un tempo che pare risparmiarlo, si cimenta a demolire – riprendendo temi sacri (non ecclesiali) – ogni argine e riferimento per un cammino esistenziale eretto e superiore che preveda radici e costruzioni marmoree resistenti a tempo e all’Usura (in tutti i sensi), sempre che ci sia un qualche cantiere qui o lì degno di nobile conto.

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Non c’è piaciuto il monologo monotono autoreferenziale di Fo.
Ma lo si è capito dalle premesse.
In ostaggio fin dalle prime battute il papa-gesuita Bergoglio, il riformatore, il pauperista, l’umano-troppo-umano. Guai a chi si permette di offenderlo, dice Fo, accusandolo di essere uno stratega di marketing. Ma quale marketing! Se scavi troppo a fondo, stupido lettore-ascoltatore, magari scopri l’andazzo: il fiume rosso ormai esangue è confluito nel relativismo post-conciliare ed il tutto potrebbe sboccare con successo nel vasto mare (nostrum) del villaggio globale liberal-trozkista. E con un colpo al Sacro ed una al Profano, l’allegra compagnia di commedianti ci renderà più allegro questo destino. Vigilare!

Carlo Maria Breschi

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