All’armi, son tornati! Ago della bilancia. L’uomo nero al potere. Una reale ventata di aria fresca in politica. Comunque la si pensi, Fabio Barsanti è stato uno dei protagonisti dell’ultima tornata elettorale amministrativa di giugno. Il risultato colto dalle sue liste (Difendere Lucca, Centrodestra per Barsanti, Prima Lucca-Italexit con Paragone) nell’elezione a sindaco di Lucca ha sorpreso molti osservatori con il suo 9,4% e generato l’ennesimo assalto mainstream, abilmente pilotato dal Pd, all’insegna dell’insorgente (anzi, mai morto) pericolo nero.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di agosto 2022

Barsanti, che alle scorse Comunali, nel 2017, aveva comunque sfiorato l’8% con CasaPound, è finito per diventare l’ago della bilancia al secondo turno, dove si sono affrontati Francesco Raspini per il centrosinistra e Mario Pardini per il centrodestra, quest’ultimo con uno svantaggio di circa otto punti dal rivale. L’apparentamento tra Pardini e Barsanti – oltre che con un candidato centrista – ha gettato nel panico le anime belle della sinistra, che hanno di nuovo sfoderato l’arma sempre più spuntata dell’antifascismo, prima di tutto perché hanno fiutato la disfatta.

Leggi anche: C’era una volta la rossa Toscana. Non solo Lucca, ora la destra smetta di aver paura

Pardini, con Barsanti al suo fianco, ha recuperato le migliaia di voti di svantaggio e superato al ballottaggio l’avversario con il 51% dei consensi. E così la destra più sociale e popolare – ma anche realmente radicata rispetto ai partiti tradizionali – è finita al governo della città con un esperimento di vera unità di tutte le forze che si oppongono al Pd. Due gli assessorati ottenuti da Difendere Lucca, entrambi di peso: Barsanti – da metà consiliatura sarà anche vicesindaco – allo Sport, Protezione civile e Territorio, Mia Pisano alla Cultura, oltre a tre consiglieri comunali. Una minirivoluzione compiuta nel segno di un impegno politico costante durato anni e che alla fine la città ha voluto premiare nonostante gli anatemi.

Intervista a Fabio Barsanti

Barsanti, come ci si sente da assessore dopo una vita passata sulle barricate all’opposizione?

«Vorrei dire “bene”, ma non è la parola giusta. Ci si sente contenti di aver raggiunto una posizione da cui incidere, finalmente, sul governo della città. Dove si può cambiare in meglio la vita dei cittadini e realizzare quanto richiesto dai propri elettori. Si tratta di una grande sfida e di una grande responsabilità, ma mi sento pronto. E si sente pronto tutto il gruppo che mi sostiene: non abbiamo lavorato in questi anni solo per “opporci”. Adesso lo dimostreremo».

Al primo turno ha deciso di correre da solo, mentre tutto il centrodestra era sul futuro sindaco Pardini: perché?

«Ho corso da solo perché una parte importante della città me lo chiedeva. Al primo turno ho raccolto il 9,5%, ma la sensazione è che ci fosse un consenso maggiore, che però non si è espresso per vari motivi, fra cui il famoso ricatto del “voto utile”. Il modo con cui i partiti hanno scelto Pardini come candidato non dava garanzie per un reale cambiamento per la città. Quindi è stato necessario misurarsi separatamente al primo turno, per poi trovare quella sintesi felice che ha vinto il ballottaggio».

Poi cosa è successo dopo il primo turno?

«La campagna elettorale smuove e crea energie, ciò che entra si trasforma durante il percorso. Si spostano i pesi, si trova un equilibrio prima inimmaginabile o difficile da realizzare. Questo gioco di energie ha reso possibile la creazione della grande alleanza che ha sconfitto il Pd. Siamo arrivati tutti con le idee più chiare e con una chiara volontà di…

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta