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Roma, 13 apr – “Da ministro avrei autorizzato quella manifestazione e quel corteo (dei ristoratori di IoApro, ndr). Io sono sempre per la libertà di pensiero e di manifestare. Ci sarei andato io in piazza, con i miei agenti”. E’ quanto dichiarato dal leader della Lega, Matteo Salvini, durante la conferenza stampa per la presentazione del libro Salute o libertà: un dilemma storico-filosofico di Corrado Ocone. Adesso però Salvini è al governo, senza ruoli specifici. Sostiene l’esecutivo di Mario Draghi – in cui comunque figurano diversi esponenti leghisti, tra ministri e sottosegretari – e la sua presenza in piazza al fianco di chi contesta le chiusure prolungate sarebbe stata quantomeno speciosa. Un’antinomia che avrebbe messo in crisi la collocazione stessa della Lega nell’alveo parlamentare. Quindi Salvini si è tenuto lontano dalla manifestazione organizzata ieri a Roma, pur affermando di condividerne le istanze.

Da che parte sta Salvini?

Certo, è pure probabile che visto il sostegno a Draghi stavolta il leader leghista non sarebbe stato accolto dagli applausi come ai vecchi tempi. Vecchi per modo di dire, si intende, perché soltanto fino a pochi mesi fa nessuno avrebbe ritenuto stonata la sua presenza in piazza. Ora sì, c’è qualcosa che pone Salvini in una posizione scomoda, sconveniente e per certi aspetti pure di ardua interpretazione. Si può stare al governo senza condividerne le scelte chiave nella gestione dell’ordine pubblico, dell’economia e dell’emergenza sanitaria? E’ una domanda che non può non assillare lo stesso leader della Lega, che continua a perdere consensi nei sondaggi proprio per questo persistere nella sua contraddizione politica. Dunque procede tra un salto in avanti e una frenata, tra una richiesta di aperture “già domani” e una cautela dal sapore vagamente democristiano. Sta di fatto che in quella piazza che urlava una rabbia maturata in mesi di restrizioni e chiusure, ieri il già contestatore Salvini non c’era. Non se l’è sentita di pungolare in modo tanto esplicito il governo di cui fa parte.

Cosa vuol fare (davvero) il leader leghista?

“A noi piacciono le sfide più complicate. Se dovevo andare a mettere la carta da parati per conto del governo Draghi, no grazie… Se devo metterci la faccia vado avanti fino in fondo e l’obiettivo è dimostrare che il rilancio di imprese e turismo sono in agenda”, dice Salvini. “E sono convinto che anche il rapporto, non solo politico, ma anche umano, personale, diretto e franco col presidente Draghi ci accompagnerà in questa uscita dall’emergenza”, dichiara ancora il leader della Lega. Ma “la cosa che non posso più tollerare da cittadino è la perdita di tempo, la vaghezza”. Quindi che intende fare? “Io sto al governo per aiutare il mio Paese. E ci siamo per rimanerci, finché serve che ci stiamo, non siamo in metropolitana… Ma non per il gusto di stare al governo. Stiamo lavorando – precisa – a un’estate post-bellica, che sia l’inizio di un Rinascimento non solo economico ma anche mentale…”. Ultimamente il termine “Rinascimento” è utilizzato sin troppo a sproposito e non sembra propria evocare i fasti cinquecenteschi. Purtroppo.

Alessandro Della Guglia

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