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La Regione Campania “scippa” 140milioni di euro all’Irpinia: una “ficata” pazzesca

by Tony Fabrizio
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Roma, 30 lug – C’erano? Ci sono ancora? Non ci sono più? Sono i tre quesiti con cui è alle prese la politica irpina a proposito del maxifinanziamento pari a centoquarantamilioni di euro destinati alla creazione del nodo intermodale Hirpinia e che non si sa se ci sono, se ci sono mai stati e, se sì, che fine abbiano mai fatto.

Il progetto

L’Hub di Ariano Irpino avrebbe dovuto affiancare la creazione del tratto dell’alta velocità/capacità con sosta a Grottaminarda lungo la linea Napoli-Bari e fungere da centro di concentrazione e smistamento di merci e persone e da lì, giunte attraverso svariati mezzi di comunicazione, raggiungere più facilmente e più velocemente i rispettivi luoghi di destinazione.

Un progetto ambizioso che darebbe un apporto significativo a chiunque potrà beneficiarne, ma per la Campania e per l’intero Mezzogiorno d’Italia significa la fine dell’isolamento a cui ormai da anni è stato destinato e anche tantissime opportunità di lavoro che sono un gesto concreto per contrastare l’abbandono dei propri luoghi natali. Si pensi che solo la provincia di Avellino, ha certificato la CGIA di Mestre, ha perso un numero come diciassettemilaottocento giovani, pari al 35% della popolazione. Un triste primato che l’ha portata negli ultimi dieci anni a guadagnarsi questo triste primato rispetto alle altre e ben più popolose quattro province campane. Un’occasione per fare dell’Irpinia, l’Irlanda d’Italia, il motore dello sviluppo industriale, produttivo e occupazionale della Valle Ufita.

L’allarme è stato lanciato dal centrodestra che ha accusato dello “scippo” l’attuale giunta della Regione Campania, guidata da Roberto Fico che, proprio in Irpinia ha aperto la sua campagna elettorale per le recenti elezioni regionali, annunciando di voler dare attenzione massima e priorità alle zone interne. Una Irpinia riscoperta e trasformata a una gigantesca passerella da tutti i big più gettonati della politica, locale e nazionale e che oggi stentano a dare risposte semplici barricandosi dietro al politichese più becero.

Le voci del (girotondo del)la politica

Usano toni di protesta i rappresentanti della Lega in Campania Maria Sabina Galasso e Ciro Aquino: “Se fosse confermata la cancellazione del finanziamento di 140 milioni di euro destinato alla piattaforma logistica della Valle Ufita, saremmo di fronte ad una decisione gravissima che rischia di compromettere anni di lavoro istituzionale e politico, ma anche di mettere in crisi settori produttivi importanti nelle aree interne del Mezzogiorno. Quell’opera rappresenta il tassello fondamentale per valorizzare la Stazione Hirpinia dell’Alta Velocità Napoli-Bari e nasce anche grazie all’impegno del Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che, in sinergia con la precedente amministrazione regionale guidata da Vincenzo De Luca, avevano contribuito a creare le condizioni per assicurare le risorse necessarie ad un’infrastruttura strategica per l’Irpinia e per le regioni del sud”. Chiedono, inoltre, che “La Regione Campania chiarisca immediatamente se le risorse sono state realmente revocate, per quali motivazioni e quali iniziative intenda assumere per garantire comunque la realizzazione dell’opera. È paradossale che mentre il centrodestra, attraverso il Governo nazionale, abbia lavorato per finanziare infrastrutture strategiche destinate a cambiare il futuro dell’Irpinia, oggi proprio la nuova amministrazione regionale di centrosinistra venga indicata come responsabile di una scelta che rischia di privare il territorio di un investimento decisivo”.

Una delibera regionale datata settembre 2025, quando era ancora in carica Vincenzo De Luca, sposterebbe i fondi di coesione stanziati e pari a centoquarantamila euro alla prossima programmazione di settembre prossimo, dato che il progetto di Rete Ferroviaria Italiana non era ultimato. Intanto Gianfranco Rotondi, referente irpino in quota Fratelli d’Italia al governo – che, insieme con il leghista Giampiero Zinzi, ha fortemente criticato l’operato della Giunta Fico accusandolo di disattenzione e mancanza di programmazione su uno snodo fondamentale per il territorio e consegnando un dossier sulla scrivania del ministro dei Trasporti Matteo Salvini – chiede alla giunta regionale di mettersi al tavolo “anche il giorno di Ferragosto” per provare a salvare questo progetto che va riformulato, evidente segnale che qualcosa si è interrotto. Minimizza in politichese il vicegovernatore e assessore ai trasporti Mario Casillo che in una nota della Regione chiarisce che “Non esiste alcun definanziamento della piattaforma logistica della Valle Ufita da parte della Regione Campania. Quest’opera è finanziata da sempre e solo con risorse regionali. La Regione Campania i soldi li ha messi sul tavolo ed il progetto lo vogliamo riprendere, approfondire e realizzare secondo le esigenze del territorio. A settembre convocheremo un tavolo istituzionale per discuterne concretamente”. Dello stesso avviso il capogruppo del Pd, l’irpino Maurizio Petracca che si accoda a parla laconicamente di “incomprensioni di natura tecnica”. Non poteva mancare la dichiarazione del segretario regionale del Pd e figlio di papà Vincenzo, Pierino De Luca cui spetta il triste compito di (non) spiegare la decisione dell’ex Presidente di convogliare i fondi stanziati per la stazione irpina non spendibili negli immediati ventiquattro mesi a vantaggio di altre opere concretamente realizzabili in detto lasso di tempo. Edulcorato il politichese, è l’ammissione eufemistica per dire che con i soldi dell’hub irpino s’è fatto altro. Da altre parti.

Il nuovo “Patto di Marano”?

Insomma, da fondi reperiti dal Governo centrale a fondi interamente della Regione, che devono essere rendicontati in base a cronoprogrammi precisi, ma che ci sono ancora e che (pure)possono aspettare ancora il settembre prossimi, gli unici che sono rimasti in silenzio sono i due diretti interessati, Roberto Fico e Vincenzo De Luca. Non hanno proferito parola nemmeno per comunicare se, in vista di questo progetto strategico e vitale per l’economia locale e no, abbiano mai interpellato RFI e chiedere conto dei ritardi, su cui Casillo ha diplomaticamente scaricato le colpe.

Sorprende il rimpallo di accuse, offende la caccia al tesoro dei fondi e del loro utilizzo, diverte il gioco della dichiarazione più contorta, ma non meraviglia affatto questo modus operandi, soprattutto la popolazione locale. Sembra assistere all’ennesimo atto della saga infinita di quello che è stato definito il “Patto di Marano”, comune dell’hinterland, dove la notte prima delle elezioni, pare si siano incontrati un rampante Vincenzo De Luca e un “consumato” politico irpino che rispondeva al nome di Ciriaco De Mita che sancì l’abbandono, la violenza e la morte delle zone interne – Avellino e Benevento in primis, ma anche Caserta – a vantaggio delle più “ester(n)e” Napoli e Salerno. D’altronde questi che si definiscono eredi dei partigiani, dei banditi che non disdegnarono di fare la guerra alla propria gente e che, eufemisticamente definirono liberazione una guerra civile, si sono dimostrati per quel che sono: plutocratici odiatori della Nazione e del suo popolo. Sono arrivati al furto intestino.

Quando, quando, quando?

Nulla di nuovo, insomma. Persino una buona occasione per fare tornare comunque sotto i riflettori l’Irpinia, magari qualcuno per qualcuno che se ne interessi. Intanto nella mattinata di ieri, la Lega ha organizzato un sit-in proprio nel posto in cui avrebbe dovuto ospitare il cantiere dell’hub che avrebbe dovuto essere pronto per il 2027, ma che ancora non vede nemmeno l’esproprio dei terreni. Tra chi aggiorna la seduta a ferragosto e chi la rimanda a settembre, si rinvia tutto a domani. E del domani, si sa, non v’è certezza.

Tony Fabrizio

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