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Roma, 21 giu – La nostra nazione, politicamente e socialmente, è ad un punto di non ritorno. Attualmente governata da un esecutivo, figlio di un accordo parlamentare, elettoralmente minoranza. È, secondo risultati di votazioni e sondaggi, ampio invece il consenso verso i partiti dell’opposizione di centrodestra. La Lega, guidata da Matteo Salvini, ha saputo in pochi anni scalare la vetta del consenso, arrivando a diventare il primo partito d’Italia. Anche Fratelli d’Italia, forza politica fondata e guidata dall’ex ministro della gioventù, Giorgia Meloni, ha registrato negli ultimi periodi un notevole balzo in avanti, riguardante approvazione e seguito popolare. Forza Italia invece, dopo le elezioni politiche del 2018, ha lasciato diversi voti agli alleati di coalizione.

Queste tre forze politiche sono considerate attualmente in possesso di quasi il 50% delle preferenze – stando almeno ai sondaggi – degli elettori italiani. Non mancano però temi di incomprensione e divisione all’interno dei partiti stessi.

Centrodestra: una coalizione variegata

Il leader leghista Salvini ha da gestire profonde sensibilità interne su temi fondamentali per l’approccio politico del partito: è risaputa la linea non propriamente “euroscettica” di Giancarlo Giorgetti, ritenuta “anima saggia” del carroccio, o del presidente della regione Veneto Luca Zaia, arrivato in diretta televisiva a ribadire che il suo partito non porterà l’Italia fuori dalla Ue. Visioni differenti rispetto a quelle di Alberto Bagnai, Claudio Borghi e Antonio Maria Rinaldi, economisti del partito, storicamente critici con l’Unione Europea e la moneta unica.

Critiche interne e nuove strategie comunicative da intraprendere hanno comportato un cambiamento estetico e del modo di porsi, da parte del capo politico del carroccio. Dalla nota “citofonata” del Pilastro di Bologna, compiuta a gennaio, è arrivato a tenere un comportamento mite verso la maggioranza, in piena emergenza coronavirus, aprendo a collaborazioni e dialoghi, in nome del momento critico per l’Italia.

Fratelli d’Italia, pur vedendo crescere in poco tempo il proprio consenso, è riuscito fino ad ora a mantenere una linea unitaria su temi delicati: mostrandosi critica, ma non distruttiva, verso l’Ue, e mantenendo sempre totale opposizione verso l’idea di governi di unità nazionale, auspicando un ritorno alle urne in caso di crollo dell’attuale esecutivo.

Ue e non solo

Su temi come il Mes, al centro da mesi del dibattito politico, il centrodestra è apparso diviso. Se Lega e Fdi si sono espressi categoricamente contrari a quello che sarebbe un accordo per il commissariamento della nazione, idee opposte quelle di Forza Italia, che ha visto la gran parte dei suoi esponenti, compresi i leader Berlusconi e Tajani, mantenere la storica linea europeista del partito, auspicando un finale di telenovela che possa far accedere l’Italia alle linee di credito del Meccanismo. Anche sui candidati per le elezioni regionali, che si terranno in autunno, non si è riscontrato uno spirito unitario: in Campania – come in Puglia – vi è ancora accesa contesa sul nome del candidato da presentare insieme alle urne.

Ammesso che prima o dopo l’attuale opposizione di centrodestra possa dimostrarsi compatta, occorre prendere sin da ora consapevolezza che la speranza di cambiamento degli elettori può essere saziata solo dalla rottura totale verso le linee imposte da Bruxelles e dalla capacità di saper incaricare figure, in ruoli istituzionali di ogni tipo, veramente unitarie, che abbiano la competenza, ed il coraggio, per portare quegli politici, economici e fiscali, di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. Il centrodestra sarà all’altezza del compito?

Tommaso Alessandro De Filippo

1 commento

  1. Berlusconi sta col pd (e quindi con l’unione europea e i “mercati”). Ricordate il “patto del nazareno”?…

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