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Roma, 2 giu – Marina militare sotto accusa: secondo le anticipazioni diffuse dal sito de L’Espresso, che saranno poi approfondite nel numero in uscita lunedì, ci sarebbero pesanti responsabilità dei nostri vertici militari nel mancato salvataggio di 268 persone, tra cui 60 bambini, morte in un naufragio dell’11 ottobre 2013 (il cosiddetto “naufragio dei bambini”). L’Espresso ha raccolto le comunicazioni tra gli ufficiali del Comando della squadra navale della Marina, il Cincnav di Roma, cioè il braccio operativo dello Stato maggiore e le telefonate tra gli ufficiali del Cincnav e la centrale della Guardia costiera.

In quel pomeriggio, la nave più vicina al barcone che sta affondando è il pattugliatore militare Libra, che dista appena 17 miglia. Ma il comando della Marina impedisce il suo intervento e ordina di allontanarsi per far intervenire una motovedetta maltese, che però è a 120 miglia. Nella registrazione diffusa dal settimanale, si sente il seguente dialogo: “Al Libra che cosa gli diciamo?”. Risposta: “Che non deve stare tra i coglioni quando arrivano le motovedette maltesi”.

Insomma, la Marina avrebbe fatto sì che la nave più vicina si facesse gli affari suoi, per far andare sul luogo del disastro un’imbarcazione che era molto più lontana, e questo nonostante le smentite del ministro Pinotti. Ovviamente aspettiamo la replica delle nostre autorità militari e la relativa inchiesta. Per il momento, tuttavia, una cosa si può dire con certezza: se la gente continua a morire, nel Mediterraneo, è perché la politica non decide. E quando la politica non decide, chi deve gestire l’emergenza si organizza (molto male, sembrerebbe in questo caso). 

La legge marittima che prevede, per chiunque, l’obbligo di salvare le imbarcazioni in difficoltà è una sacrosanta norma di civiltà. Nel momento in cui viene scientemente sfruttata per creare un automatismo a fini di invasione, la politica deve intervenire. Se non interviene, la legge si sclerotizza, viene sempre più aggirata e vilipesa. Se davvero c’è una persona che, avendo piena consapevolezza della tragedia in corso, ha dato l’ordine di non intervenire, su di lui pesa una grande responsabilità morale: il dramma dell’immigrazione non si risolve, come tuonano gli intransigenti del web, facendo affogare i bambini, ma facendo sì che essi non partano. Ma nessuno si è occupato di questo, finora. C’è un meccanismo che va avanti da sé. E che crea mostri.

Giorgio Nigra

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