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(REUTERS/Erik De Castro)

Manila, 2 giu – Sono almeno 36 i morti a Manila, dove un assalitore è entrato in un casinò del più grande complesso commerciale integrato di tutte le Filippine, il Resort World Manila e ha incendiato alcuni tavoli da gioco cospargendoli di benzina. Aveva con sé una pistola, che ha usato per suicidarsi. Le vittime sono morte soffocate dal fumo che si è sprigionato dall’incendio. Molti si sono lanciati nel vuoto dal secondo piano per tentare di fuggire.



L’attacco è arrivato dopo giorni di combattimenti sull’isola di Mindanao, tra esercito e ribelli islamisti legati all’Isis. Qui da dieci giorni è in vigore la legge marziale, per sconfiggere i gruppi affiliati allo Stato Islamico che hanno conquistato alcuni quartieri della città di Marawi.

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In un primo momento le notizie dicevano che uomini armati e incappucciati avevano fatto irruzione nel casinò e avevano sparato. In realtà l’assalitore era uno solo. Il Site, l’organizzazione di intelligence che monitora l’attività jihadista sul web, ha riferito che l’Isis ha prontamente rivendicato la strage da Marawi, affermando che l’attentato era stato messo a segno da alcuni “lupi solitari del Califfato” e che l’obiettivo era dar fuoco al casinò.

Ma secondo la polizia, che ha ricostruito i fatti dalle telecamere di sicurezza, lo Stato Islamico non c’entra e che l’uomo potrebbe essere un filippino. Il capo della polizia, generale De La rosa, ha dichiarato che l’uomo sparava in aria, e ha sottolineato che, se si fosse trattato di un atto terroristico, l’uomo avrebbe sparato sulla folla. Le forze speciali filippine sono intervenute con un’operazione durata molte ore, al termine della quale è stato rinvenuto il cadavere dell’attentatore con a fianco la pistola.

Anche secondo Duterte si è trattato di una rapina finita male. Compiuta da un solo uomo, mentalmente instabile, che ha perso il lume della ragione dopo aver perso al gioco. Un portavoce di Duterte sostiene che non ci sono prove che l’attacco sia collegato alla guerra tra truppe governative e militanti islamici nel sud del Paese.

Non si esclude nemmeno che la rivendicazione dell’Isis possa essere stato un atto di propaganda. E sono in molti tra la gente di Manila a ritenere che si sia trattato di un atto criminale, dal momento che l’attenzione della polizia in questi giorni è tutta concentrata su Marawi, allentando la vigilanza su Manila. Tuttavia l’Isis, sempre tramite il Site, continua a rivendicare la strage. Questa mattina ci sarebbe stata una seconda rivendicazione, in cui lo Stato Islamico sostiene di conoscere l’identità dell’attentatore.

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