Roma, 30 lug – Meno di due mesi alle elezioni del 25 settembre, con di mezzo il mese di agosto, almeno in teoria da dedicare in larga parte a relax e, se possibile, qualche viaggio turistico. Pertanto, possiamo ritenere la scadenza elettorale imminente. Al netto delle considerazioni individuali sull’opportunità della crisi di governo estiva, sulla caduta del governo Draghi e sulla pantomima osservata per settimane in Parlamento, si tratta di una buona notizia. Infatti, era da tempo che la legislatura aveva perso ogni senso d’esistere e si era assistito ad uno scollamento tra gli eletti del 2018 e la volontà popolare del momento.

Elezioni con rischio di instabilità

Tuttavia, le prossime elezioni potrebbero sancire una nuova ingovernabilità, che potrebbe essere determinata dal responso elettorale ma anche dalla volontà di alcuni membri delle istituzioni. I sondaggi ed il clima popolare, che sempre più premiano e paiono delineare l’ascesa della coalizione di centrodestra ed in particolare di Giorgia Meloni, lascerebbero immaginare una schiacciante vittoria della coalizione con annessa supremazia della leader di Fratelli d’Italia. Non a caso, si assiste già al grido d’allarme del mainstream che denuncia i presunti rischi per la stabilità nazionale che deriverebbero dalla nomina di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.

Effetto placebo della democrazia

Un clima francamente intollerabile, volto a screditare non soltanto la figura della leader più votata del centrodestra, ma il concetto stesso di democrazia e rappresentanza popolare. Possibile che siano in pochi a stupirsi della leggerezza con cui si ritiene possibile invalidare il responso elettorale ed impedire la formazione di un governo o di una squadra di ministri sgradita alle cancellerie europee? È tollerabile ritenere che per governare un esponente sgradito a Bruxelles debba formulare il programma elettorale sulla base delle richieste della Commissione Europea? Quesiti che non sembrano trovare risposta ed attenta valutazione, come sarebbe auspicabile. Pertanto, il rischio è che il ritorno alle urne rappresenti un mero effetto placebo della democrazia.

Tommaso Alessadro De Filippo

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