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omphalos-campagna-omofobia-2015-1-717x1024Roma, 17 mag – Oggi è la “Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia”, l’ennesima delle “giornate mondiali” dedicate alle minoranze che possono essere gratificate dalle 24 ore di celebrità. Anche più di 24 ore, nel caso dei gay, dato che la loro causa assurge ormai a emergenza nazionale permanente. La ricorrenza cade oggi per celebrare il giorno in cui, il 17 maggio del 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stralciato definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie riconosciute. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio in cui ha dichiarato che “la piena realizzazione di questa libertà, che deve appartenere a tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale delle persone è essenziale per la costruzione di un ordinamento che garantisca il pieno rispetto dei diritti fondamentali e costituisca un pilastro della convivenza civile, in applicazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo tre della Costituzione. Sulla capacità di respingere ogni forma di intolleranza si misura la maturità della nostra società. L’intolleranza affonda le sue radici nel pregiudizio e deve essere contrastata attraverso l’informazione, la conoscenza, il dialogo, il rispetto”.

Cosa, in queste parole, non sia già pienamente realizzato nella nostra società non è chiaro. Ma nulla è chiaro, quando si parla di “omofobia”. Ovviamente se si trattasse di garantire il rispetto per le scelte personali di chicchessia, se si trattasse di garantire la tolleranza nei confronti di stili di vita privati non ci sarebbe motivo per obiettare alcunché, a parte forse la retorica stucchevole delle “giornate mondiali” e dell’indignazione a comando. Dietro la bandiera dell’omofobia, tuttavia, si nasconde oggi uno spauracchio inafferrabile. L’omofobia non è una sostanza, un qualcosa di definibile e di cui si possa dire “questo è omofobia, questo non lo è”. Esattamente come il razzismo, essa va a costituire un dispositivo sociale di ricatto ed esclusione, che funziona tanto meglio quanto l’accusa risulta fluida, applicabile a tutto e a nulla, cucibile su ogni opinione.

Non sapendo cosa sia l’omofobia, non è possibile sottrarsi all’accusa. È puro pensiero magico. Inutile, quindi, argomentare che non si ha “paura” degli omosessuali, che non si muove nessuna obiezione “ontologica” alla loro stessa esistenza o alle loro preferenze sessuali quando si prende posizione contro l’utero in affitto, le adozioni gay o altri tipi di politiche. È inutile perché non è su quel piano, sul piano delle argomentazioni, che si muove chi agita il tema dell’omofobia. Si tratta, quindi, del solito tema libertario a parole a liberticida nei fatti. Ma per ricordare queste violazioni della libertà non ci sarà mai nessuna giornata mondiale.

Adriano Scianca

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7 Commenti

  1. Io sono omofobo. I finocchi sono delle merde. Bene, adesso denunciatemi, che vengo in tribunale e vi faccio un bel processo politico.

  2. omofobia e razzismo. Le accuse “acchiappatutto” nella società di oggi, indispensabili per creare le continue e ripetitive “cacce alle streghe” su cui, almeno una certa parte della sinistra, poggia le sue ragion d’ essere.
    Quando il nemico non esiste, occorre inventarlo.

  3. Ma io mi chiedo una cosa…dopo tutto ‘sto cinema, potranno gli stessi continuare a insistere sulla depravazione e l’immoralità di Hitler chiamando in causa addirittura la sua presunta (da alcuni) omosessualità?

    • Noterai che ogni mese qualche sedicente storico salta fuori con una nuova “verità” su Hitler, ovviamente scandalosa. Si tratta di una precisa strategia tesa a diffamare il personaggio in modo da mantenere sempre alto il livello della sua demonizzazione. In realtà, di Hitler come uomo si conosce pochissimo; quello che si conosce, lo inquadra come una persona intelligente, spiritosa, rigorosa, scevra da qualsiasi vizio o “perversione”, molto affettuosa con gli animali e i bambini.

  4. C’è anche l’uso distorto delle parole, questo piegarle alle menzogne credute per ripetizione: omofobia significa paura dell’uguale. No, noi non abbiamo paura dell'”uguale”, noi affermiamo che il comportamento omosessuale non ha il diritto di essere tutelato per legge e che le unioni del tipo non sono matrimoni. Chiamatele “pippo”, ma non matrimonio o unione civile con diritti matrimoniali.

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