Roma, 30 dic – Nella giornata di mercoledì il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che introduce un nuovo “codice di condotta” per regolamentare l’azione delle navi Ong. Ma per queste ultime è un atto di lesa maestà e un tentativo di criminalizzare il proprio operato.

Cosa contiene il codice di condotta del governo

All’interno del decreto vengono indicate le condizioni necessarie affinché le attività delle navi Ong vengano ritenute conformi alle convenzioni internazionali e alle norme nazionali. Le navi che compiono sistematicamente attività di ricerca e soccorso in mare dovranno operare in confomità ad autorizzazioni o abilitazioni rilasciate dalle autorità competenti e dovranno possedere requisiti di idoneità tecnico-nautica. Una volta effettuato il soccorso in mare dovrà essere richiesta l’assegnazione del porto di sbarco, che dovrà essere raggiunto senza ritardi. Dovranno essere avviate iniziative per acquisire la manifestazione della volontà di richiedere la protezione internazionale.Tra le novità vi è anche il divieto di effettuare soccorsi plurimi, a meno che non vengano autorizzati dall’Italia. In caso di violazione delle norme, sono previste sanzioni tra i 10mila e i 50mila euro a carico del comandante della nave e si potrà procedere con il fermo amministrativo della nave fino a due mesi. Nel cosa di reiterazione si potrà arrivare alla confisca della nave.

La reazione delle Ong

Le Ong non hanno gradito, per usare un eufemismo, le nuove misure del governo. I tedeschi di Sea-Eye hanno annunciato che non rispetteranno il codice di condotta: “Non seguiremo alcun codice di condotta illegale né qualsiasi altra direttiva ufficiale che violi il diritto internazionale”. Ricordandosi, per una volta, di battere bandiera tedesca: “Ci aspettiamo che il governo tedesco ci protegga”. Per Open Arms si tratta addirittura di un decreto “per fermare il soccorso in mare” e di una “guerra scatenata contro la società civile europea”, il tutto con il segreto intento di silenziare i testimoni “delle violazioni dei diritti quotidiane e reiterate che l’Europa compie in accordo con Stati illiberali, con dittature, con regimi, ai quali peraltro continua a dare un mucchio di soldi pubblici”. Sulla stessa linea anche Sea Watch, secondo cui il codice di condotta sarebbe “l’ennesimo tentativo di ostacolare e criminalizzare le attività delle navi della società civile”. Non è da meno Emergency, che già paventa “l’aumento dei morti in mare”, nonostante sia proprio l’azione di pull factor delle Ong a incentivare le partenze, spesso in condizioni disastrose, e di conseguenza i morti.

Michele Iozzino

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1 commento

  1. Lanciamo dei siluri potenti ed a lungo raggio. Quelli sono perfettamente legali, li lancia anche l’Ucraina che è protetta da tutto il mondo occidentale ed è stata invasa come noi .

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