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Roma, 6 set – Lo spettro dell’ennesimo governo tecnico aleggia nuovamente sull’Italia. Ai più forse non si direbbe: tra chi vede il governo in carica spedito verso il 2023 e chi invece attende la “spallata” dell’opposizione. Diversi particolari, non figli del caso, spianano però la strada alla terza, preoccupante, opzione.

L’ipotesi Draghi

Nei mesi scorsi il nome di Mario Draghi, noto economista ed ex presidente della Bce, è stato più volte accostato alla scena politica nostrana. Si era ipotizzato potesse prendere, durante il lockdown, il posto di Giuseppe Conte o nel 2022 essere il successore di Mattarella al quirinale.

Nessuna certezza si ha al momento quanto a suoi futuri incarichi politici, ma certo la sua presenza con annesso discorso al Meeting di Rimini ha la sua motivazione: Draghi non è un abitudinario dei palcoscenici pubblici, uomo all’apparenza discreto e classica figura operatrice “dietro le quinte”.

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Eppure nel suo intervento riminese sembrava intento ad inviare segnali di disponibilità ed idee personali per il rilancio. Severo contro il governo, ha ammonito le ricette messe in campo contro la crisi, bollando il tempo dei sussidi come concluso e ponendo i giovani perno per la ricostruzione della nazione. L’intervento è apparso un chiaro segnale per il premier Conte, rimasto senza dubbio infastidito e sentitosi minacciato dalle parole dell’economista, tanto da dichiararsi d’accordo sul tema giovani, astenendosi dal commentare il resto del discorso.

Un governo tecnico sponsorizzato da Renzi?

Nei giorni scorsi il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha tuonato nuovamente contro il premier, spronandolo ad adire al Meccanismo europeo di stabilità per non vedersi sostituito da un governo tecnico. Con la trappola Recovery Fund da gestire, un Mes ritenuto opportuno da gran parte della maggioranza, la posizione di Conte e del M5S appare sempre più in bilico, un precario equilibrio tenuto in piedi solo da sondaggi che vedono il centrodestra vicino al 50%.

Renzi potrebbe così essere ancora una volta ago della bilancia e comportare l’uscita del premier e dei grillini dal governo. In tal modo, con l’ovvio benestare del Pd, un premier tecnico ed una rinnovata composizione di maggioranza avrebbero strada spianata per scegliere un nuovo capo dello Stato ad hoc, con l’obiettivo di evitare l’avvento dei “sovranisti”. In alternativa misure come Mes, Recovery Fund, e sgambetti vari a firma Ue finirebbero per azzerare il potere decisionale di un esecutivo antieuropeista.

Tommaso Alessandro De Filippo

1 commento

  1. Secondo Bergoglio il chiacchiericcio è peggiore del covid, ma non c’è l’ha con costoro.
    Secondo Arcuri il covid è peggiore della seconda guerra mondiale.
    Deduco che il chiacchiericcio è peggiore della seconda guerra mondiale.

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