Roma, 25 nov – Il popolo italiano è sempre più spaccato, lacerato al suo interno da una ferita profondissima. Ci si guarda con diffidenza, quasi in cagnesco. È il risultato di quasi due anni di una propaganda vomitevole. Una costante di questa campagna comunicativa è la ricerca spasmodica di un capro espiatorio a cui addossare la colpa dei contagi. In principio furono i runner e gli accompagnatori di cani, poi i «negazionisti» e ora i non vaccinati. Allo stato attuale, si tratta di circa 8 milioni italiani che, secondo Mario Draghi, neanche fanno più parte della «nostra società».



Draghi: il reuccio è nudo

Queste parole gravissime sono state pronunciate ieri dal presidente del Consiglio durante la conferenza stampa che annunciava il varo del «super green pass». La cosa più irritante è l’ipocrisia con cui Draghi ostenta moderazione e comprensione, laddove dilata la divisione sociale e impone discriminazioni inaudite: «Non bisogna sottovalutare né criminalizzare la diversità di vedute e comportamenti» dei non vaccinati, ha detto il premier, che poi insiste sull’opera di «convincimento» dei renitenti. Naturalmente, in assenza di obbligo, vale la libertà di scelta. Ma se ai non vaccinati si impedisce di vivere o di lavorare (che poi è la stessa cosa), allora la scelta non è libera, ma condizionata. In questo modo, la tanto decantata «libertà» diventa solo la foglia di fico che tenta goffamente di mascherare una misura autoritaria e intollerabile.

Cittadini di Serie B

La questione non è tanto la liceità o l’efficacia della campagna vaccinale. Di questo abbiamo già parlato in svariate altre occasioni. Il problema è rappresentato da un presidente del Consiglio che, con le sue parole, ha espulso 8 milioni di italiani dal consesso civile: «Bisogna che anche coloro che da oggi saranno oggetto di restrizioni, o a cui saranno riservate le restrizioni, possano tornare ad essere parte della società con tutti noi», ha detto Draghi con la sua retorica melliflua e biforcuta. Il messaggio è chiaro: siete liberi di farvi o non farvi il vaccino, ma chi non si vaccina non fa più parte della società.

Leggi anche: «L’agenda la detta il virus»: così politici e media stanno silenziando il dibattito sul Covid

La tirannia della maggioranza

Al di là del proprio orientamento politico, un presidente del Consiglio dovrebbe essere il presidente di tutti gli italiani. Questo, però, non è possibile se si trattano 8 milioni di cittadini come degli appestati e degli untori. Tanto più se sappiamo che l’«epidemia dei non vaccinati» è una bufala. L’espulsione dal consesso civile deve rimanere riservata agli eversori e ai traditori. Cosa che i non vaccinati evidentemente non sono, qualunque cosa si possa pensare del vaccino. Draghi questo lo sa, ma continua imperterrito nella sua opera di polarizzazione e spaccatura della società. Dove la democrazia diventa tirannia della maggioranza, e anche un «vile liquidatore» può atteggiarsi a statista.

Valerio Benedetti

La tua mail per essere sempre aggiornato

6 Commenti

  1. Firma Facile sta varcando il confine del lecito ed entra nel illegale, perseguibile? Molto possibile.
    Ma attenzione perché per parare il colpo dopo è facile che ci rifilino un “governatore” a doppia cittadinanza (“europee” s’ intende). Da qualcuno devono pure continuare…

  2. L’epidemia dei “non vaccinati”è una bufala come tutte le altre cose scritte e dette, compresa l’immunità di gregge che inizialmente avrebbe dovuto sopraggiungere con il 70% dei vaccinati. Il vaccino ad oggi non è obbligatorio,quindi il non vaccinato è perfettamente in regola e non è un “no vax”, ma il governo continua con minacce, ricatti ed imposizioni velate. Questi 8 milioni dovrebbero unirsi e dare sprangate a chi continua a rompere i coglioni.

  3. Chi e’ questo lazzarone, lo si sapeva da tempo. Peggio tutti quelli che gli hanno spianato il terreno. Abbiamo solo traditori della Patria nella cabina di regia (e non)

  4. Il vile affarista. Un antiItaliano. Traditore della Patria. Magari tornassero i bei tempi andati. IO mi accontenterei del ’77 o giu’ di li.

Commenta