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Roma, 26 giu – “Mi volevano deporre, ma mi hanno solo momentaneamente spostato”. Così Vittorio Sgarbi, dopo la rocambolesca espulsione alla Camera con tanto di commessi intervenuti per buttarlo fuori di peso dall’Aula, ha ironizzato su Facebook pubblicando un’immagine che mette a confronto il suo “spostamento” di ieri con la Deposizione Borghese (o Trasporto del Cristo Morto) di Raffaello Sanzio. Il paragone con il Cristo dipinto nel 1507 da uno dei più grandi artisti del Rinascimento italiano, è una trovata tipica da social che al critico d’arte è senza alcun dubbio piaciuta, tanto da rilanciarla per contrattaccare. Sgarbi infatti non ci sta, non accetta di chinarsi di fronte a chi invoca le buone maniere e i toni dimessi in Parlamento.

“Non sono un pavido, dico quel che penso”

“Io non appartengo alla categoria dei pavidi, dei vigliacchi, dei tornacontisti. Dico quel che penso. E ci metto sempre la faccia. Sto in Parlamento a testa alta. Chi oggi mi attacca ignobilmente – ha scritto Sgarbi su Facebook, subito prima di postare l’immagine di cui sopra – è solo perché ricordo loro cosa sono, cosa sono stati, come hanno ottenuto quei posti e come verranno ricordati. Ricordatevene pure voi”. Inutile dire che gli utenti si sono scatenati, tra chi lo sostiene a spada tratta, chi semplicemente se la ride e chi in preda a un soporifero moderatismo si scopre all’improvviso pretoriano del politicamente corretto. Ecco, tutto si può dire di Sgarbi, tranne che non abbia coraggio di esprimere le sue opinioni anche quando disturbano i benpensanti. Anzi, il gusto della provocazione non glielo toglie nessuno ed è proprio per questo che nel sonnolento panorama attuale è apprezzabile.

La proposta di Sgarbi

Non parliamo ovviamente delle presunte offese, che lui spergiura di non aver tirato fuori, ma di una verve che a certuni semplicemente manca e quindi non sopportano. Così evitano di entrare nel merito di una richiesta, quella di Sgarbi, che è del tutto legittima e sensata: una commissione di inchiesta parlamentare su quella che lui definisce “la nuova tangentopoli”. I detrattori del critico d’arte potrebbero controbattere spiegando perché eventualmente non la condividono, invece preferiscono concentrarsi sui termini e sui modi usati da Sgarbi. E restano schiacciati nell’angolino dell’insulso moralismo, senza proposte, senza idee, annacquati. “Si è superato il limite”, è “indecente, indegno”, tuonano i maestrini con la bacchettina puntata. Tutto molto interessante, ma in sostanza? Cosa hanno da dire sulla commissione di inchiesta proposta da Sgarbi?

Eugenio Palazzini

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