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Matteo Renzi durante l'Assemblea Nazionale del Partito Democratico, Roma, 21 Febbraio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Roma, 21 feb – Matteo Renzi si scopre in minoranza. E per uscire dall’angolo tenta l’impossibile alchimia sui numeri. All’assemblea nazionale del Pd, svoltasi oggi all’hotel Parco dei Principi a Roma, il premier è tornato a parlare di unioni civili. Renzi ha spiegato che il governo è di fronte a “un bivio”. E ha posto due alternative: puntare un’ultima volta sul M5S oppure “un accordo di governo, immaginando un emendamento sul quale dobbiamo essere pronti anche a mettere la fiducia”. Cioè, sostanzialmente, un accordo con Ncd, che necessariamente dovrà prevedere lo stralcio della stepchild adoption.

“Il passaggio sulle unioni civili – dice – è numericamente delicato: se è vero che vogliamo trovare un punto di caduta tra noi è altrettanto vero che i numeri al Senato non sono quelli dei giornali: siamo 112 noi, 218 gli altri gruppi. Si fa come vogliamo noi se puntiamo alla minoranza. Non ci possiamo permettere di frustrare la speranza come con i Dico dieci anni fa, perché non è più in gioco un patrimonio di diritti ma la credibilità di tutti noi, nessuno escluso. Visto com’era la situazione, abbiamo deciso di fare l’accordo con Grillo e i Cinque stelle. Basta farci del male: non ci saremmo mai perdonati di fare quel tentativo. Capisco la sindrome Lucy e Charlie Brown, quella di staccarsi dal padrone all’ultimo minuto. Ma loro hanno l’obiettivo fare il male del Pd, noi abbiamo l’obiettivo di fare il bene dell’Italia. Il sindaco di Livorno ha detto che il Pd deve morire, noi che l’Italia deve vivere”.

Renzi utilizza quello che definisce “il linguaggio della chiarezza”: “Noi sappiamo che oggi in Italia c’è ancora un po’ di paura su questo tema e vorremo dirvi con rispetto: che paura possono fare due persone che si amano, vogliono dei diritti e sono pronti a darvi dei doveri. A me fanno paura quelli che si odiano non quelli che si amano”. Riguardo alla strategia delle opposizioni, il segretario del Pd ha detto: “Sappiamo che c’è un tentativo chiaro di riaprire la discussione sulle unioni civili e non approvare la legge neanche nel corso del prossimo anno. Siamo pronti a utilizzare tutti gli strumenti normativi e regolamentari per impedirlo, con la stessa tenacia della legge elettorale, riforma Pa, lavoro”. Poi un avvertimento alla minoranza interna: “A chi immagina sui singoli provvedimenti, vedi i diritti civili o prima le riforme istituzionali, che quando si arriva al momento decisivo si ricatta, sia chi ha condiviso una storia con me sia chi non l’ha condivisa, dico quattro lettere: ‘Ciao’. Non si può pensare di fare del Pd il partito in cui si sta solo quando si condivide tutto, si fa uno sforzo di mediazione. Non è pensabile minacciare ‘o così o me ne vado’”.

Giuliano Lebelli

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