Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui all’università, assistendo a una lezione di sociologia alla facoltà di Lettere della Sapienza, mi dovetti sorbire un monologo squisitamente politico fuoriuscito dalla bocca del professore. Un sermone senza contraddittorio sullo stato delle cose, sull’offerta partitica e sugli errori dell’elettorato. Alla fine dell’omelia, come in un rito parecchio collaudato, seguì l’applauso scrosciante dell’aula gremita di studenti.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2022

Ascoltando le parole del professore, intrise di una chiarissima appartenenza ideologica (indovinate quale?), ebbi la sensazione di non essere affatto in un luogo adibito al sapere e alla conoscenza. Non era una lezione quella a cui stavo partecipando, bensì un comizio. Non era un’aula quella in cui mi trovavo, bensì una vera e propria sezione di partito. Infine, quelli al mio fianco non erano studenti, bensì militanti. Certo, c’è da scommettere che, se pur in minoranza, vi fosse più di un astante non propriamente in linea con il pensiero dell’oratore. Eppure il tutto avvenne senza che nessuno battesse ciglio, come se si trattasse di un fatto normale, persino scontato.

Università o sezioni di partito?

Sono certo che il lettore, giovane o meno giovane che sia, potrà ritrovarsi in questo mio breve aneddoto. Le università italiane sono da tempo – da troppo tempo – caserme di addestramento per soldatini del pensiero dominante. Chi descrive questo pensiero come «di sinistra» pecca di superficialità. Al netto dei simboli, dei gesti e dei colori, la dicotomia destra/sinistra in ambiente universitario è stata già superata. Essa è stata sostituita da un’altra contrapposizione, persino più categorica. La filosofia imperante tra i corridoi degli atenei è quella del cittadino apolide, fluido e conformista. È la global-jugend. A cui si contrappone una figura, volutamente caricaturale, del nemico dell’unico vero progresso: un intollerante e retrogrado zoticone che insiste, non si sa perché, nel voler difendere ciò che è destinato a sparire. Anzi, ciò che deve sparire. Le proteste studentesche scoppiate a seguito dell’insediamento del governo Meloni, che pure non rappresenta certo chissà quale assalto allo status quo, rendono il tutto ancora più palese. Gli stessi ragazzi che per due anni hanno accettato in silenzio qualsiasi sopruso contro i loro compagni sprovvisti di certificato verde, diventando i più fanatici difensori delle misure liberticide tanto…

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3 Commenti

  1. Non ho ancora letto l’ articolo completo ma il taglio è più che azzeccato e centra perfettamente la dinamica “fucina”, acritica, prezzolata e involutiva dei tempi moderni cosiddetti riformisti e liberisti. A pochi soldi e massimo risultato per i furbi in cattedra.

  2. Sono anni che va avanti così non è una novità…la novità sarebbe la disinfestazione di gran parte del corpo docente e dirigente così come nella magistratura

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