Roma, 1 apr – Si può amare la patria, armarsi per difenderla dall’invasione e affermare l’identità nazionale di un popolo solo se non ci si riferisce all’Italia. E’ il triste messaggio che ci consegna quanto successo pochi giorni fa all’Istituto superiore Europa Unita di Lissone, in Brianza. Qui, la ricorrenza del 150esimo anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, infatti, è sembrata ad alcuni studenti l’occasione giusta per ricordare il patriota genovese, che dedicò la sua intera esistenza alla causa dell’unità e dell’indipendenza nazionale, ma è stata considerata di contro un’inutile perdita di tempo dal Consiglio di Istituto. Insomma, se da un lato alcuni ragazzi attraverso la figura di Mazzini avrebbero desiderato “risvegliare le coscienze dei giovani in senso patriottico”, dall’altro professori e studenti di sinistra hanno etichettato la figura del patriota come marginale e superata per la formazione delle future generazioni. Un episodio bizzarro e di cui abbiamo parlato con l’onorevole Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati e da sempre sensibile alle questioni legate all’amor patrio, soprattutto con riferimento al sistema scolastico quale luogo di formazione delle coscienze delle donne e degli uomini di domani.

Onorevole Frassinetti, ricordare Mazzini e parlare dell’eredità del suo pensiero può essere considerato non “attuale” e non “centrale” nel contesto odierno?

Anzitutto, ci tengo a sottolineare l’autorevolezza storica del Personaggio, riconosciuta sia a destra che a sinistra e l’attualità del suo messaggio. L’Indipendenza e l’Unità d’Italia non sono assolutamente concetti anacronistici ed è grave che in una scuola ci sia chi sceglie la censura sulla base del pregiudizio ideologico. Il diniego al ciclo di incontri su Mazzini è stato determinato dalle perplessità di alcuni docenti che si sono domandati come mai Mazzini avesse suscitato nei ragazzi tutto questo interesse e già il fatto che dei professori si pongano queste domande è esemplificativo di come l’impreparazione e l’incompetenza siano ormai diffuse, anche tra chi dovrebbe insegnare ai nostri giovani il sentimento di appartenenza alla comunità nazionale.

Come si inquadra il rifiuto da parte dell’Istituto, cosa fa così paura del pensiero del padre della Patria tanto da non volerne neanche parlare?

Questa censura è grave perché se la “cancel culture” irrompe anche nelle scuole e prende di mira una figura così prestigiosa e fondamentale della nostra storia si imbocca una pericolosa deriva. La figura di Mazzini può far paura solo a chi la ignora. Non può certo spaventare il fatto che Mazzini abbia lottato per tutta la vita per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia e neanche che abbia delineato un’idea di Europa dove le Nazioni dovevano essere sorelle e non in contrasto tra loro. Ma c’è molto di più che evidentemente spaventa chi sostiene il pensiero unico e debole.

Cioè, cosa intende?

Mazzini ha scritto un libro che parla di doveri e, in un mondo dove valgono solo i diritti, questo può risultare sgradito. Così come il fatto che abbia sostenuto che la famiglia è il pilastro della Nazione e che il padre e la madre, con i loro ruoli ben distinti, debbano assumersi il compito di educare i loro figli.

Onorevole, l’increscioso episodio dell’Istituto di Lissone merita una riflessione più ampia che superi i confini della scuola?

Questo brutto episodio, che apparentemente può sembrare secondario, rappresenta un precedente molto pericoloso che intacca la nostra storia comune sulla quale si fondano valori imprescindibili come l’indipendenza e l’unità nazionale. Una vicenda che mi convince ancor più della necessità di dover vigilare affinché la legge, a mia prima firma e approvata nel 2012, che prevede che nelle scuole si spieghino le parole del nostro Inno Nazionale e che si ricordi il significato del 17 marzo 1861, giorno in cui si è compiuta l’Unità d’Italia, sia davvero attuata.

Angela De Rosa

 

 

 

 

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. Sul fatto che il loro pensiero unico sia anche debole, mi porrei anche qualche dubbio. Dalle canne, ai psicofarmaci, alle anfetamine, ecc.ecc…, sono fuori senz’ altro ma non deboli !!

Commenta