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Pozzallo, 26 nov – Cinque scafisti egiziani sono stati fermati dalla Squadra mobile di Ragusa a seguito dello sbarco, sabato sera a Pozzallo, di 264 immigrati (“rifilati” all’Italia da Malta). L’accusa per loro è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Secondo i testimoni, sono loro che hanno condotto il barcone in legno con a bordo gli extracomunitari, quasi tutti di origini eritree. Dalle indagine emerge anche che i clandestini hanno pagato 1.500 dollari a testa per raggiungere l’Italia. Un bottino di circa 400 mila dollari per gli scafisti.

Secondo la ricostruzione della polizia di Stato, sabato scorso, intorno alle 17.20, al largo delle coste ragusane, una motovedetta della Guardia di finanza ha contattato la Sala Operativa comunicando di avere intercettato un motopesca stracarico di immigrati che stava facendo rotta verso le coste italiane. Alle 20 è stata inviata un’unità navale per abbordare il peschereccio che poi è stato “scortato” fino al porto di Pozzallo.
Dopo poco erano stati fatti sbarcare tutti gli immigrati, dando la precedenza a chi aveva bisogno di cure, a donne e bambini.
I clandestini hanno dichiarato di essere partiti dalle coste libiche due giorni prima. Gli scafisti non hanno dato né cibo né acqua durante la traversata: solo prima della partenza un pezzo di pane e formaggio.
Ma dalle indagini emergono altri elementi che fanno luce sul traffico di esseri umani e sul business degli scafisti. Per esempio, per molti dei clandestini sbarcati a Pozzallo, la reclusione nelle “connection house” libiche è stata di oltre un anno. In queste carceri mangia soltanto chi paga un extra, oltre al “biglietto” per il viaggio.
I cinque scafisti egiziani avevano precisi compiti: dal comandante al motorista, passando per chi gestiva gli immigrati a bordo senza farli muovere.
Dopo gli accertamenti sull’identità dei cinque indagati e l’acquisizione delle impronte digitali da parte della polizia scientifica, agenti della squadra mobile li ha condotti nel carcere di Ragusa. E’ stato poi accertato che nessuno degli sbarcati è stato mai identificato in Italia.



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