Roma, 15 giu – Addio a Franco Zeffirelli, aveva 96 anni. Se ne va un gigante della cultura, del teatro e del cinema italiani. E’ morto stamani nella sua casa di Roma, sull’Appia Antica, assistito dai figli adottivi Pippo e Luciano, da un medico e dal parroco della chiesa di San Tarcisio che ha benedetto la salma. Circa una settimana fa, secondo quanto si apprende dalla famiglia, aveva ricevuto l’estrema unzione. “Si è spento serenamente – riferiscono i familiari – dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi”. La camera ardente sarà allestita in Campidoglio a Roma. Sceneggiatore, attore, regista, scenografo. Il suo contributo alla cultura italiana è stato notevole.
Era un grande fiorentino e la sua Fondazione, nel centro storico di Firenze, voleva mettere a disposizione della città e del mondo intero la sua sterminata produzione artistica. E proprio la Fondazione è stata uno dei suoi grandi sogni realizzati. Innumerevoli i riconoscimenti che aveva ricevuto durante la sua carriera. Ultimo, gli era stato consegnato recentemente in Senato dalla presidente Elisabetta Alberti Casellati. Un premio al “Genio ed Eccellenza italiana nel mondo“. I funerali saranno celebrati a San Miniato al Monte, le sue spoglie riposeranno lì, sotto la basilica, nella cappella di famiglia.

Uno dei grandi del Novecento

Dal cinema al teatro, Zeffirelli è stato apprezzato in tutto il mondo. Ha collaborato nella sua carriera con tutti i grandi teatri internazionali. Come regista cinematografico si caratterizza per l’eleganza formale e l’attenzione per il melodramma e le storie d’amore, sviluppate con senso dello spettacolo e gusto figurativo. “Ciao Maestro. E’ stato un onore averti conosciuto e aver condiviso con te il sogno del tuo Centro internazionale per le Arti dello Spettacolo a San Firenze“. Lo ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella, nell’esprimere il suo cordoglio per la morte del maestro. “Franco Zeffirelli – ha ricordato Nardella – ha sempre amato visceralmente la sua città, anche se da anni gli impegni lavorativi e la fama internazionale lo avevano portato altrove. E proprio qui, nell’ex tribunale di San Firenze, aveva fortemente voluto il Centro che raccoglie la sua eredità professionale, un centro dedicato all’immane materiale raccolto nei decenni di successi nel cinema, scenografia, teatro, lirica”.
Zeffirelli è l’unico regista italiano che può fregiarsi del titolo di cavaliere dell’ordine dell’impero britannico (Kbe) da quando l’ambita onorificenza gli fu appuntata nel novembre del 2004.

La carriera nel solco di Visconti

Si era appena diplomato all’Accademia di Belle Arti quando Luchino Visconti lo volle per allestire le scene teatrali di Troilo e Cressida e poi lo chiamò, come assistente, sul set di La terra trema. Cominciava così un sodalizio fondamentale per Zeffirelli, la sua formazione estetica, la sua carriera. Senza Visconti, probabilmente non avrebbe calcato i palcoscenici più famosi, non sarebbe diventato amico e confidente di stelle come Maria Callas o Richard Burton, non avrebbe potuto debuttare dietro la cinepresa già nel ’57 (con Camping) dopo un tirocinio che lo aveva affiancato a Francesco Rosi nella lavorazione di Senso (1954).
E la risposta più forte che diede ai suoi detrattori, che lo definivano un esteta, uno scenografo vestito da regista, fu il suo documentario sull’alluvione di Firenze (1966) con la voce narrante proprio di Burton e poi una coppia di successi spettacolari come La bisbetica domata (che nel ’67 riunì Burton e Liz Taylor) e Romeo e Giulietta (1968). Il nume tutelare era William Shakespeare, che gli aprì le porte della fama internazionale con le sue rivisitazioni di due grandi tragedie elisabettiane. Quattro anni dopo l’operazione riuscì ancora meglio nel nome di San Francesco con Fratello sole, sorella luna (1972). Qui emerge a pieno la anima cattolica, che trova le radici nel magistero di Giorgio La Pira. Nel 1974 il regista si cimentò con la tv filmando la cerimonia dell’Anno Santo e poi, due anni dopo, firmò per la Rai, il kolossal Gesù di Nazareth, con Robert Powell nei panni del Cristo.

Altra grande passione il teatro, con i suoi allestimenti classici per l’opera lirica. La sua Aida verdiana farà storia, ripetutamente verrà chiamato ad aprire la stagione della Scala. Tanto che poi il cinema fu in secondo piano, anche se fece di nuovo parlare di sé con Il giovane Toscanini a un modernissimo Amleto, con Mel Gibson nei panni del tormentato principe danese. Nel ’94 poi entrò in Parlamento, eletto senatore a Catania nelle liste di Forza Italia, confermandosi due anni più tardi.

Ludovica Colli

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