Teheran, 9 gen – Resta avvolta nel mistero la vicenda dell’aereo ucraino precipitato ieri in Iran con 176 persone a bordo, tutte morte. Prima di volare verso la Repubblica islamica, il Boeing 737 di Ukraine International Airlines è stato a Milano Malpensa per i due collegamenti tra lo scalo lombardo e la capitale ucraina. Lo rivelano i dati delle piattaforme che tracciano i movimenti dei velivoli. Nello specifico, stiamo parlando di un jet (matricola Ur-Psr) nuovo – tre anni e mezzo – che spesso vola in Italia, come anche il 2 e il 5 gennaio di quest’anno. Ma veniamo al volo di martedì 7, il giorno prima della tragedia. Nella sosta del Boeing 737 a Malpensa a quanto pare sono stati effettuati i soliti controlli di routine – analisi visiva e superficiale dell’esterno del velivolo per vedere se ci sono anomalie come una perdita d’olio, un’usura evidente delle gomme, eventuali criticità all’impianto frenante o ai motori. Ma dai controlli non sono emerse criticità. Poche ore dopo però l’aereo è precipitato. E’ alquanto insolito.

Aviazione civile iraniana: “Aereo stava tornando indietro per un problema”

Eppure, secondo quanto scrive sul sito l’Organizzazione per l’aviazione civile iraniana, “l’aeromobile, che originariamente si stava dirigendo a ovest fuori dall’area dell’aeroporto, ha virato a destra dopo che si è verificato un problema e i piloti avevano avviato una manovra per tornare indietro al momento dello schianto“. E la relazione aggiunge che “a bordo è stato visto un incendio, cresciuto in intensità“. Altro elemento da non sottovalutare, “il pilota non ha inviato alcun messaggio radio sulle circostanze insolite”.

Sangue di Enea Ritter

Le simulazioni di routine sul malfunzionamento del motore

Altro elemento che fa riflettere, l’“engine failure”, ossia il malfunzionamento del motore, è una delle opzioni inserite nei simulatori di volo dei Boeing 737. Nel test, comandanti e primi ufficiali di tutte le compagnie devono riuscire a riportare il velivolo a terra e in sicurezza anche se con un motore spento o in fiamme. Per quanto riguarda il personale ucraino sarebbero state diverse le simulazioni effettuate proprio con l'”engine failure” in arrivo o in partenza dall’aeroporto di Teheran. E invece il jet è precipitato.

Le scatole nere in mano agli iraniani

Restano quindi forti dubbi sull’incidente, viste le tensioni tra Teheran e gli Stati Uniti proprio in quelle ore. E se ieri è stato subito assicurato che il velivolo non aveva subito attacchi missilistici, ora non è più così chiaro cosa sia successo. Anche perché le autorità iraniane hanno fatto già sapere che le due scatole nere – una che registra i dati di volo, l’altra che memorizza gli audio in cabina di pilotaggio – non saranno inviate per l’analisi a Washington. Analisi che magari avrebbe potuto fare maggiore luce su quanto accaduto, visto che sia l’aereo sia i motori sono stati costruiti negli Stati Uniti.

Per l’ambasciata ucraina “le cause restano ancora da chiarire”

Come se non bastasse, l’ambasciata ucraina in Iran fa crescere ulteriormente i sospetti. Ieri il sito ufficiale subito dopo l’incidente aveva spiegato che la causa del disastro era un “guasto al motore”. Ma quella frase è stata modificata in un secondo momento. “Le informazioni sulle cause saranno chiarite dalla commissione”, è la nuova versione pubblicata sulla pagina web. “Eventuali dichiarazioni relative alle cause dell’incidente prima di una decisione della commissione non sono da ritenersi ufficiali”. Ma se la commissione potrà avere le scatole nere resta un (ulteriore) mistero.

Adolfo Spezzaferro

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