Roma, 14 mag – Gli Alpini, ovvero una manifestazione di bellezza del mondo e dell’Italia. Alpini con la A maiuscola, per ovvi motivi, rispetto ai poveretti e poverette che, con la p rigorosamente minuscola, gufano da anni contro la dignità di un corpo probabilmente esprimente troppa Patria, troppa unità e troppo amore per poter essere tollerato. Cercando in ogni modo di infagarlo, di delegittimarlo, di puntare miseramente, come avvenuto lo scorso anno, sula presenza di un qualsiasi elemento storto (in una moltitudine intera: come a dire, si può sempre trovare qualcosa di negativo, se ci impegniamo a cercarlo, sbattendolo poi su tutti i giornali) per distruggere tutto il resto. Il risultato è stata una figuraccia esemplare: delle presunte millemila molestie sessuali alla fine era sopravvissuta una sola denuncia, poi archiviata in modo ancora più imbarazzante. L’adunata di Udine iniziata venerdì e in chiusura nella giornata di oggi, è l’ennesima dimostrazione che esiste una parte d’Italia che ancora “esiste” nella Nazione. E che in un certo senso “resiste” a fronte di una cultura dominante palesemente antinazionale e a un lavaggio del cervello di cui siamo tutti vittime (nessuno escluso) da almeno una settantina d’anni.

Alpini, bellezza e festa

Da Piazza Garibaldi a Piazza Libertà il passo è breve. Udine è una piccola cittadina, specialmente per me che sono un metropolitano dalla nascita. Decisamente più ampia, più caotica Napoli, la terra che mi ha dato i natali, rispetto al capoluogo friulano. Non parliamo neanche di Roma, il posto dove vivo da decenni. Proprio la mia terra natale, comunque, il 15 ottobre del 1872 dava origine agli Alpini, ben 151 anni fa. Il corpo nazionale protagonista di pagine importantissime nella storia italiana, dalla Grande Guerra all’assistenza nelle crisi delle calamità naturali (celebri i loro interventi a sostegno della popolazione nei casi di terremoto, come quello del Molise del 1963, dell’Irpinia nel 1980 e del Piemonte nel 2000), quel gruppo di penne nere che rappresentano vicinanza fisica e morale al popolo, dal cui popolo stesso traggono la propria linfa. Lo dimostra il fatto che da Piazza Garibaldi, nella mia passeggiata verso il centro, odo voci e accenti di tutta Italia, dal profondo Sud al profondo Nord. Sembra quasi un’ironica coincidenza, visto che nelle profondità meridionali il corpo era nato, per poi espandersi a tutta la Nazione. Man mano che ci avviciniamo, la folla si fa sempre più ricca, più densa: penne nere e cappelli ovunque, Piazza Libertà è un tripudio di tricolori e di canti, di festeggiamenti e di tranquillità, nonostante la pioggia incessante. Nel 2023 in cui l’Italia è ancora in coma, gli Alpini sono ancora vivi.

La Nazione che resiste

Sarebbe da stupidi non sottolineare ogni volta il precario stato in cui da decenni versa l’Italia, non soltanto nelle questioni materiali relative al suo clamoroso declino economico, politico e sociale, ma anche squisitamente spirituali, con una Nazione nella maggior parte dei casi sempre più ignorata o – per fortuna in situazioni estremamente minoritarie – addirittura vilipesa. Così come si deve essere profondamente ingenui per pensare che tutto ciò nasca dal caso, vista e considerata la pedagogia anti-nazionale a cui è sottoposto il popolo italiano praticamente da 70 anni, con l’esaltazione costante di qualsiasi tema divisorio e la liquidazione – quando anche l’aperto diniego – di tutto ciò che ha rappresentato un momento di forza e compattezza del Paese (la Grande Guerra è solo un esempio clamoroso, ce ne sono molti altri). Il penoso modo in cui si è tentato – per fortuna senza successo – di attaccare gli Alpini lo scorso anno risponde esattamente a questa necessità: continuare ad offendere senza pietà i simboli di unità nazionale, a fare di tutto per ridimensionarli, infangarli e perché no, anche distruggerli. Perché l’Adunata annuale degli Alpini è uno di quei casi in cui la pedagogia anti-nazionale ancora non ha attecchito: specialmente nella partecipazione popolare. C’è una fetta di Italia che ancora non è stata colonizzata dall’Anti-Italia. E all’Anti-Italia tutto ciò non può fare piacere, perché vuole tutto e continuerà ad attaccare, con la viltà e la crudeltà che la contraddistingue, attraverso la ricerca di pecore nere, di manifestazioni da ridicolizzare, di simboli da vilipendere o da sfottere. Da qui l’appello naturale a chiunque faccia parte dell’Italia non colonizzata, dell’Italia che resiste: non permettete a nessuno di vergognarvi di ciò che siete, qualsiasi sfottò o metodo bieco usino contro di voi. Non permettete a nessuno di cambiarvi dentro. Siate come gli Alpini, a fronte alta e continuando a schiaffare in faccia l’amore e il bene che provate per questo Paese.

Stelio Fergola

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