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Bologna, 4 apr – Bella Ciao fatta ascoltare ai bambini dell’asilo. Nel feudo rosso per eccellenza succedono anche queste cose. E’ successo nella struttura comunale Pezzoli, di via Portazza, a Bologna, dove le educatrici hanno suonato, di fronte ai piccoli ospiti della scuola materna, l’inno partigiano più famoso/odiato/amato d’Italia.

I fatti

A riferire l’episodio è stato il padre di uno dei piccoli ai microfoni del Corriere della Sera, lamentandosi del contenuto politico di una canzone proposta a dei bambini in età pre-scolare. Qui non c’entra lo schieramento politico, “contesterei anche se si trattasse di Faccetta nera“. L’uomo prima ha cercato di chiedere spiegazioni alle maestre via e-mail, e poi ha deciso di far sentire la propria voce contattando la stampa. Il fatto è accaduto qualche giorno fa, quando il genitore, recatosi a prendere il figlioletto, si sarebbe accorto del sottofondo musicale alquanto “particolare” provenire da un impianto stereo. Richieste di spiegazioni sono state avanzate anche al Comune di Bologna, il quale non ha però ritenuto di chiedere chiarimenti alle maestre, stabilendo che nella struttura “viene tutelata la sensibilità di tutti, ma che si tratta di un caso fortuito senza alcuna connotazione politica“.

Sostegno di Forza Italia

“I bambini dobbiamo lasciarli fuori da queste cose, perché è successo? Ci sono centinaia di canzoni per l’infanzia, più adatte a quell’età”, si sfoga il genitore. A sostegno del genitore è intervenuto il consigliere comunale di Forza Italia, Francesco Sassone: “Solo nella rossa Bologna può accadere che l’amministrazione comunale trovi normale e giustificabile che in un proprio nido si faccia ascoltare e cantare a bambini di poco più di due anni una canzone il cui testo, oltre ad avere chiari ed espliciti connotati politici, non si può ritenere adatto a bambini di quell’età”, ha specificato. Poco prima di Natale, – stessa città stessa canzone – l’inno della Resistenza era stato proposto durante un concerto di canti popolari in una parrocchia, suscitando critiche e proteste.

Cristina Gauri

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