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Roma, 29 apr – E’ già finito (male) il “corteggiamento” tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Ma andiamo per ordine. E’ stato Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera, ad aprire a una possibile intesa Pd-M5S: “Siamo disposti a discutere con i grillini su salario e conflitto di interessi“. Lo annuncia in una intervista al quotidiano La Stampa. La svolta a sinistra al M5S impressa da Luigi Di Maio per recuperare consensi in vista delle Europee, con le cinque proposte per cambiare l’Italia – acqua pubblica; conflitto d’interessi; salario minimo, taglio degli stipendi dei parlamentari e una legge per togliere la sanità dalle mani dei partiti – , a quanto pare interessa(va) al Pd di Nicola Zingaretti.

Delrio: “Bene i 5 Stelle sulle province”

L’ex ministro dem è entrato anche nel merito della polemica sulle province visto che l’ultima riforma che puntava alla loro cancellazione porta il suo nome: “Sulle province si vede che Salvini ha bisogno di qualche poltrona in più e la sua è solo una manovra elettorale, fanno bene i 5 Stelle a dire no all’elezione diretta” e il Pd è pronto a discutere con i grillini di “salario minimo e conflitto di interessi”. Sulle province, Delrio spiega che “le 76 province a statuto ordinario hanno una loro regolamentazione, sono rette da assemblee di sindaci e la manutenzione di strade e scuole sono le funzioni fondamentali. E i sindaci che le governano sono pienamente autorevoli, non è che l’elezione diretta dia più autorevolezza ad un’istituzione. Altrimenti vorrebbe dire che il presidente della Repubblica non lo è e che le province non lo erano prima del ’93”.

“Sì al taglio dei parlamentari”

“Noi siamo favorevoli al taglio dei parlamentari, anzi per noi bisognerebbe avere una sola Camera, a differenza di quanto vogliono fare loro. La loro riforma è un pasticcio, che produrrà uno scollamento tra i territori e i parlamentari eletti in collegi molto più grandi di ora. E poi non si capisce a cosa serva un Senato di 200 persone e perché bisogna fare avanti e indietro due volte con la stessa legge tra una Camera e l’altra. Noi vorremmo tenere una sola Camera con 500 deputati, cioè meno di quanto prevede la loro proposta, trovando il modo di rappresentare gli enti locali. Sul principio siamo d’accordo, sul come applicarlo no”.

“D’accordo anche sul salario minimo”

“Sul salario minimo siamo d’accordo, lo abbiamo proposto per primi: certo andrebbe discusso come realizzarlo. Per noi va fatto in accordo con i sindacati – sottolinea Delrio -. Sul taglio degli stipendi diciamo che serve loro per recuperare qualche punto nei sondaggi: se accettassero di discuterne seriamente si potrebbe trovare un’intesa. Anche sul conflitto d’interessi siamo d’accordo, ma deve riguardare tutti, anche la trasparenza di piattaforme informatiche e la manipolazione dei dati”.

Di Maio apre e richiude subito dopo

Dopo l’apertura di Delrio, anche Di Maio parla di un possibile avvicinamento al Pd. E durante la conferenza stampa in Polonia spiega che “i temi che ho lanciato ieri sono nel contratto di governo ma credo che bisogna accelerare su quei temi. E’ chiaro ed evidente che gli interlocutori sono le forze di governo. Poi se il Pd vuole votare quelle proposte avrà l’occasione di redimersi da quanto non ha fatto in questi anni“. Mezz’ora dopo, però, sul profilo Facebook del capo politico del M5S compare un post smorza subito ogni entusiasmo: “Leggo un’intervista del capogruppo Pd Graziano Delrio in cui si dice pronto a discutere con il MoVimento 5 Stelle sulle nostre proposte sul conflitto di interessi e il salario minimo. La risposta è semplice: no, grazie. Avete avuto il vostro tempo. Il nostro appello invece è agli amici della Lega con cui condividiamo un contratto di governo“.

La replica di Delrio: “Di Maio chieda scusa al Paese”

“Se c’è qualcuno che deve chiedere scusa dei propri errori e dei danni causati al Paese questo è Di Maio con il suo alleato Salvini di cui si vergogna. Il governo ha messo in ginocchio l’Italia e non ha una strategia per rimediare. Noi tifiamo per l’Italia e vogliamo che i problemi si un un governo che continua sulla strada della incompetenza e dell’arroganza la strada è chiusa” ha chiosato Delrio. Tutto finito, quindi? Più probabile, invece, che i due schieramenti si stiano studiando (anche in vista del dopo Europee).

Adolfo Spezzaferro

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