Roma, 8 ago – Tra Carlo Calenda ed Enrico Letta adesso è rottura, come riporta anche l’Ansa.

Calenda, la rottura con Letta

Una rottura che, come tutte quelle che si verificano a sinistra, andrà poi valutata nel contesto di una eventuale maggioranza di governo. Perché i galoppini del Pd non muoiono mai, e Calenda sembrava aver dichiarato quasi con orgoglio di farne parte, ma a quanto pare il movimento attuale è quello della tradizionale “scissione”, almeno per ciò che concern le elezioni. Così Calenda ha commentato la sua rottura con Letta e il Pd: “È una delle decisioni più sofferte, ma non intendo andare avanti con questa alleanza”. Sono i “pezzi stonati” a costituire il problema. E queste stonature sono gli accordi con Sinistra Italiana e Verdi, ma anche con Luigi Di Maio e Bruno Tabacci. Per il segretario di Azione è una coalizione atta per perdere. C’era l’opportunità di farne una per vincere. La scelta è stata del Pd, sono deluso”.

C’eravamo tanto amati (forse)

Quanto al Pd, il commento iniziale è stato molto laconico: “Onore è rispettare la parola data. Il resto è populismo d’élite”. Nell’accordo tra Azione e il Nazareno, sostengono, era precisato che ci sarebbero stati patti anche con altre formazioni politiche. Enrico Letta in persona si esprime così: “Da tutto quel che ha detto, mi pare che l’unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Se lo accetta”. Il Partito da lui guidato raggiunge gli accordi – quasi sempre scontati – con le classiche formazioni satellite, ma almeno ufficialmente perde quelle con i centristi. Questo al netto delle ovvie considerazioni su possibili supporti esterni, che specialmente quando si parla di Partito democratico non possono mai essere escluse. E chissà che non rispunti una bella “pacificazione” con i 5 stelle.

Alberto Celletti

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