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Roma, 24 apr – “La Canzone del Piave è la nostra tradizione e ci ricorda quei morti senza nome della Grande guerra, simili alle vittime del coronavirus. Per questo va cantata al posto di Bella Ciao, che è divisiva e globalista. La Canzone del Piave è il vero inno di liberazione nazionale e unisce tutti gli italiani“. Parola di Edoardo Sylos Labini, che ha proposto di cantare l’inno della Prima guerra mondiale in occasione del 25 aprile. Abbiamo fatto due chiacchiere con l’attore, regista, editore e fondatore e presidente del mensile nonché movimento CulturaIdentità.



L’Anpi ha costretto il governo Conte a farsi dare il permesso per festeggiare il 25 aprile nonostante il confinamento anti coronavirus. Sono gli stessi che hanno detto di cantare Bella Ciao ed esporre il Tricolore in balcone: c’è qualcosa che stona in tutto questo…

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Questi signori il Tricolore e la parola “Patria” li stanno scoprendo da qualche settimana. Sono dei voltagabbana. Sono quelli che hanno capito che cosa sta facendo la globalizzazione, qual è il vero pericolo per la democrazia.

E qual è?

Siamo in una situazione orwelliana, in un regime in cui si creano delle task force anti fake news. La nostra è una democrazia sospesa. Ci rendiamo conto che sono entrate le forze dell’ordine in una chiesa per interrompere una messa?

Spiegaci meglio…

Quello che è successo a Gallignano, in provincia di Cremona, dove è stata interrotta una messa in una chiesa di 300 metri quadrati con 13 fedeli, è una cosa da regime comunista. Qualcosa che non si è mai visto in una democrazia.

L’Anpi può presenziare al 25 aprile quando persino la parata del 2 giugno è stata annullata per via dell’emergenza coronavirus…

C’è un doppiopesismo pericoloso per la democrazia. E’ possibile che un esponente dell’Anpi o un sindaco del Pd può scendere in piazza, rompere il lockdown, e invece un prete della provincia venga interrotto, come in un regime? E’ una cosa gravissima.

Anche Verdelli oggi lascia la direzione di Repubblica citando il 25 aprile concludendo la sua lettera di addio con “partigiani si nasce, e non si smette di esserlo”. Fatto che ha scatenato le ire di Mughini su Dagospia

CulturaIdentità è nata proprio per contrastare la partigianeria culturale di cui parla Mughini, per porre la questione sul razzismo culturale che la sinistra ha creato in questi anni.

Perché la Canzone del Piave?

Perché quando ho visto i cadaveri del Covid-19, queste bare andare via dentro i camion militari, mi è venuta subito in mente l’immagine di tanti giovani ragazzi della trincea della Grande guerra che se ne sono andati senza nome e cognome, senza un saluto, senza una sepoltura. Così se ne stanno andando le vittime del coronavirus, con quello stesso tragico anonimato. E molti di questi morti sono anziani, sono i nostri nonni, proprio quella generazione che ci insegnava a cantare la Canzone del Piave, perché faceva parte della loro tradizione. L’avevano imparata dai loro genitori, che hanno combattuto la Prima guerra mondiale. Una canzone che ci ricorda quel sacrificio fatto più di 100 anni fa per liberare l’Italia.

Da cosa dobbiamo liberarci oggi?

Oggi, che siamo tutti chiusi in casa, ci dobbiamo liberare da questa globalizzazione, da questo globalismo che ci sta imponendo di vivere in un regime orwelliano, senza un futuro, senza lavoro, senza soldi. Schiavi di alcune banche europee. Oggi questo vuol dire liberare il popolo italiano. Non essere utili idioti delle banche europee, come invece sta facendo questo governo. L’esecutivo Conte è l’utile idiota dell’alta finanza. E se lo dicono ormai anche intellettuali di sinistra come Mughini – evidentemente perché non possono dire altro – è perché la verità è questa.

Cioè?

Questo è il governo più bugiardo degli ultimi decenni. Parliamo dei 5 Stelle, che hanno fatto una campagna elettorale contro il Pd e poi ci si sono messi insieme. Sono andati avanti per anni dicendo che loro erano contro la casta e loro si sono fatti casta, spartendosi nomine su tutte le partecipate. Oggi bisogna liberarsi dal vero razzismo intellettuale di questa gente, da sempre difesa da un apparato politico. Perché il Pci dal dopoguerra in poi ha creato la grande propaganda, facendo passare per verità tante bugie. Perché in campo culturale non ha trovato mai un ostacolo politico.

Come è stato possibile?

Perché tutta la politica di centrodestra se n’è sempre sbattuta del settore cultura. E allora questo buco politico stiamo cercando di occuparlo noi, aggregando intellettuali, artisti, giornalisti. Tutte quelle persone che vogliono rispondere culturalmente a questo predominio.

La necessità di occupare le casematte culturali dell’ex Pci l’hai espressa anche durante il nostro convegno “Riprendere la parola“. Ecco allora, rimanendo sul piano delle metafore militari, qual è oggi la nostra linea del Piave?

Oggi la linea del Piave è l’Europa delle banche. Questa non è l’Europa dei popoli. Nessuno di noi è contro l’Europa, ma noi vogliamo un’Europa dei popoli. E ogni popolo deve lottare per la propria sovranità.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Mai, come in questo momento, condivido le parole dell’articolo precedente, non nego che leggendo, mi sono cadute le lacrime, c’è bisogno di verità, e di una politica forte, vedrete che la destra si rialzerà.

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