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Sassari, 15 set – Giuseppe Mastini, noto come Johnny lo Zingaro, evaso dieci giorni fa dal carcere di massima sicurezza di Sassari, è stato catturato dalla polizia in Sardegna. Mastini, 60 anni, non era tornato in prigione dopo un permesso premio di dieci giorni. A quanto si apprende, la cattura è avvenuta in una zona rurale della provincia di Sassari in una operazione condotta dalla polizia in collaborazione con la polizia penitenziaria. Mastini si nascondeva in un casale.

“La fuga è sempre per amore”

“La fuga è sempre per amore“, avrebbe detto agli agenti dopo la cattura. Tuttavia la compagna di Mastini non si trovava con lui quando è stato arrestato, e non sarebbe neanche in Sardegna. In ogni caso è probabile che fosse lei la donna con cui Mastini si parlava in dialetto sinti stretto utilizzando due telefoni-citofono intercettati dalla Polizia. Durante la fuga, Mastini aveva tinto i capelli di color biondo platino.

In carcere per tre omicidi, Mastini è evaso sette volte

In carcere per tre omicidi (gli ultimi delitti risalgono alla fine degli anni ’80), il criminale negli anni è evaso ben sette volte. Nato da una famiglia di giostrai sinti nel 1960, Johnny lo Zingaro, arrivato a Roma all’età di 10 anni, appena 14enne commette il suo primo omicidio, nel 1975, quello del tranviere Vincenzo Bigi, ucciso per pochi soldi e un orologio dopo aver dato al ragazzo un passaggio in macchina. Mastini viene arrestato e portato nel carcere minorile di Casal del Marmo ma dopo poco tempo riesce a fuggire. Lo riprendono ma scappa di nuovo. Dopo una serie di evasioni e catture, nel 1987 esce in permesso premio e non rientra più. Pochi giorni dopo entra, secondo le accuse, nella villa dei coniugi Paolo e Veronique Buratti, a Sacrofano, uccide l’uomo a bruciapelo e ferisce gravemente la moglie. Poi, con la compagna Zaira Pochetti, Mastini, braccato dalla polizia, ruba un’auto e sequestra una ragazza di 20 anni, Silvia Leonardi, che si trova a bordo, poi rilasciata in zona Bufalotta, periferia della Capitale. Da lì una serie di fughe, inseguimenti e scontri a fuoco, durante uno dei quali nel quartiere Tuscolano resta ucciso l’agente Michele Girardi, fino alla cattura, il 24 marzo del 1987.

Il coinvolgimento nel delitto Pasolini

Il nome di Johnny lo Zingaro figura anche nelle carte del processo sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Mastini, che aveva conosciuto Pino Pelosi – unico condannato per la morte dell’intellettuale di sinistra – nel carcere minorile di Casal del Marmo, è sospettato, secondo diverse piste investigative, di aver partecipato al delitto di Pasolini avvenuto all’Idroscalo di Ostia la notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975. A portare a lui, che ha sempre negato ogni accusa, è un plantare di scarpa numero 41 ritrovato nell’Alfa Romeo di Pasolini che non apparteneva né allo scrittore né a Pelosi e che invece Mastini usava abitualmente dopo essere rimasto azzoppato in una sparatoria.

Udienza semilibertà fissata a febbraio: “Fuga scelta inspiegabile”

L’udienza per la semilibertà era fissata per il prossimo febbraio. Ciononostante per l’ennesima volta Johnny lo Zingaro si è dato alla fuga. “Una scelta inspiegabile“, secondo don Gaetano Galia, direttore del Centro salesiano che aveva accolto Johnny durante gli ultimi permessi. “Io non sono deluso per il tradimento della fiducia – sottolinea il sacerdote – ma perché temo che il suo percorso di reinserimento sia definitivamente concluso: ormai il suo destino è la fuga o il carcere, dal punto di vista del recupero è come se fosse morto“.

In effetti, però, a vedere le “gesta” di Mastini il suo destino sembrerebbe più la fuga che il carcere.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. dategli la figa jonny vuole scoprare e vedrete che non scapperaì piu’ dategli belenne quella zoccola sifilitica

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