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Pechino, 17 feb – L’epidemia da coronavirus potrebbe essere stata causata da una “fuga” del 2019-nCoV da un laboratorio. Una spiegazione scientifica che potrebbe dare ragione ai tanti complottisti che ogni volta che si diffonde un virus gridano all’arma batteriologica sprigionata per errore. Infatti, secondo uno studio di due biologi della South China University of Technology, il coronavirus avrebbe preso vita in uno dei due laboratori che si trovano nei pressi del mercato del pesce di Wuhan. E non, quindi, all’interno del mercato. Lo studio scientifico pertanto smentisce la versione ufficiale fornita dalle autorità di Pechino, secondo la quale l’agente patogeno si sarebbe trasmesso direttamente dai pipistrelli all’uomo.

“Il virus presente in 605 pipistrelli tenuti in laboratorio”

In particolare, i due autori, Botao Xiao e Lei Xiao, sostengono che “le possibili origini del coronavirus 2019-nCoV potrebbero avere come causa gli animali infetti tenuti in laboratorio dal Centro per il controllo delle malattie di Wuhan (Whcdc), tra cui 605 pipistrelli“. “Il Whcdc è anche vicino all’Union Hospital dove il primo gruppo di medici è stato infettato durante questa epidemia. È plausibile che il virus sia trapelato e che alcuni di essi abbiano contaminato i pazienti iniziali, sebbene siano necessarie nuove prove”, si legge. Il documento rivela anche che i pipistrelli una volta hanno attaccato un ricercatore e “il loro sangue è finito sulla sua pelle“. Lo scienziato, conoscendo l’estremo pericolo della possibile infezione, si è quindi messo in quarantena volontaria per 14 giorni. Lo stesso uomo si è isolato anche dopo che un pipistrello gli ha urinato addosso. “Le sequenze del genoma dei pazienti erano identiche al 96% o all’89% al coronavirus Bat CoV ZC45 originariamente trovato nel Rhinolophus affinis (pipistrello, ndr)”, scrivono gli scienziati.

“Popolazione locale non mangia i pipistrelli”

Secondo lo studio, questi pipistrelli nativi si trovano a circa 960 chilometri di distanza dal mercato del pesce di Wuhan e la probabilità che i pipistrelli abbiano compiuto un volo così lungo, dalle province di Yunnan e Zhejiang, era minima. Inoltre, chiarisce lo studio, la popolazione locale non mangia i pipistrelli né tali animali sono in vendita nel mercato. Il rapporto inoltre menziona la scoperta di una zecca da un pipistrello, un parassita noto per la sua capacità di trasmettere infezioni tramite il sangue di un animale ospite.

“Possibile origine anche Istituto di virologia, a 12 km da Wuhan”

Oltre al Whcdc, il rapporto suggerisce che anche l’Istituto di virologia, a circa 12 chilometri da Wuhan, avrebbe potuto far diffondere il virus. “Questo laboratorio ha riferito che i pipistrelli Rhinolophus affinis erano serbatoi naturali per la grave sindrome respiratoria acuta coronavirus (SARS-CoV) che ha causato la pandemia del 2002-3″, afferma il rapporto che poi conclude: ”Oltre alle origini della ricombinazione naturale e dell’ospite intermedio, il coronavirus killer probabilmente proviene da un laboratorio a Wuhan“. Ecco perché, sottolineano i due biologi, “potrebbe essere necessario rafforzare il livello di sicurezza dei laboratori ad alto rischio biologico”, così come trasferire queste strutture lontano dai centri abitati. Tutte indicazioni utili che però, se fosse confermata la tesi del virus uscito dal laboratorio, arrivano fuori tempo massimo.

Ludovica Colli

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2 Commenti

  1. È una questione di logica: se nella città da cui é scoppiata l’epidemia c’é un laboratorio in cui si produce quel virus, non bisogna essere Macchiavelli per sospettare che il mercato rionale c’entri poco….

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