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Panama, 17 feb – Il giornalista panamense Hitler Cigarruista è il direttore di The Capital, il maggior quotidiano finanziario del piccolo Paese centramericano. Con quel nome, però, la sua vita non è stata proprio facilissima. In un’intervista a El País, ha raccontato di recente che non può usare il suo vero nome sui social network. La policy di Facebook, ad esempio, impedisce di utilizzare il nome del Führer. E così l’Hitler panamense è stato costretto a usare il nome di suo figlio, Carlos.

I social contro Hitler

«Non sono mai stato interessato a cercare un modo per risolvere la questione», ha dichiarato il giornalista, «ho semplicemente accettato la situazione». Eppure, qualche problema può sorgere, soprattutto se hai un indirizzo di posta elettronica Gmail. Un impiegato di Google gli ha infatti comunicato che non è stato possibile inviargli un’email proprio a causa del suo nome, ritenuto offensivo. Più fortunato Hitler Cigarruista lo è stato su Linkedin e Twitter, dove il suo vero nome può effettivamente comparire sul suo profilo (ma non nel nickname).

«Tutti si ricordano di me»

In un’intervista a Vice, Hitler Cigarruista ha raccontato di provenire da La Villa de Los Santos, un piccolo villaggio panamense dove molti bambini ricevono nomi un po’ particolari: Giulio Cesare, Cesare Augusto tra i più innocui, ma anche Lenin, Fidel, Stalin e, appunto, Hitler. E quando il giornalista fu battezzato, il prete si rifiutò di farlo con il nome del dittatore tedesco. «Dato però che mio padre era irremovibile», ha raccontato, «il prete scelse per me il nome José, tant’è che il mio nome di battesimo è José Hitler Cigarruista».

Ma perché il padre diede al figlio un nome così impegnativo? «Mio padre mi ha sempre detto che lo ha fatto per dimostrare che qualcuno di nome Hitler può essere una brava persona», ha confessato Cigarruista. Certo, poi «ho spesso sentito mio padre dire che il mondo sarebbe stato un posto migliore, se la Germania avesse vinto la guerra». In ogni caso, Cigarruista può vantarsi di rimanere ben impresso nella memoria delle persone: «Nessuno si scorda il mio nome. A volte incontro gente dopo 20 anni che mi riconosce e mi saluta con un “ciao Hitler”. Questo non succederebbe se mi chiamassi Pedro». Può dirlo forte.

Gabriele Costa

1 commento

  1. certo che occorre prudenza e buonsenso nel dare il nome ai figli, può essere un condizionamento, d’altronde è in effetti tipico dei paesi latinoamericani, in Europa presumo che anche un “fan” si sarebbe limitato a chiamarlo Adolf. Non mancano in cambio in Italia i Lenin, e un gustosissimo episodio analogo a quello del suo battesimo lo troviamo in una vicenda di Don Camillo, che dovrebbe battezzare appunto col nome Lenin il figlio piccolo di Peppone e finisce per accettare purchè sia chiamato anche Camillo…

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