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Roma, 21 ott – Andrea Crisanti vuole battere Walter Ricciardi sul campo in cui entrambi i medici sono ferratissimi: il pessimismo nei confronti dell’epidemia di coronavirus, spesso con punte di catastrofismo. Stavolta l’ordinario di microbiologia all’Università di Padova accusa persino il premier Giuseppe Conte di aver fatto del facile ottimismo: “Mandare messaggi dicendo che avremo il vaccino fra uno o due mesi sicuramente intercetta le aspettative di tutti quanti, ma lo vedo piuttosto irrealistico“. Ai microfoni di Buongiorno su Sky Tg24, Crisanti precisa: “Forse fra due mesi qualcuno dirà che abbiamo un vaccino, ma tra dirlo e fare uno studio pilota e poi distribuirlo passano tanti mesi“. Il premier in effetti ha parlato di prime dosi di vaccino già disponibili ai primi di dicembre. Ma stavolta lo “zanzarologo” – come lo chiamano i suoi detrattori – va ben oltre l’allarmismo che fa gioco al governo giallofucsia, mettendo in difficoltà Conte e compagni.

“Situazione molto preoccupante, rimangono solo le misure restrittive”

Poi il microbiologo fa il punto sull’aumento dei contagi: “La situazione è sicuramente molto preoccupante, lo dicono i numeri. Anche retrospettivamente guardando a come stavamo a fine giugno e luglio, quando avevamo 150 casi, sicuramente i numeri di oggi dimostrano che non si è fatto abbastanza per consolidare questi risultati. A questo punto rimangono le solite misure restrittive, che speriamo riducano i contagi e che non si arrivi a misure estreme di lockdown”. In verità – dati alla mano – i sintomatici e i pazienti ricoverati sono una percentuale ridotta rispetto all’impennata di positivi (effetto in gran parte dovuto ai tamponi a tappeto).

“Serve rete controllo e tracciamento altrimenti non se ne esce”

L’esperto espone inoltre la sua ricetta per interrompere la catena dei contagi. “E’ un problema che si sconfigge sul territorio. Bisogna creare una rete di controllo e di tracciamento sul territorio che permetta di bloccare le catene di trasmissione, altrimenti non se ne esce”. Questa rete oggi “se c’è sicuramente non è sufficiente e già diverse regioni hanno ammesso di non essere in grado di fare nessun tracciamento e di non essere in grado di bloccare la trasmissione, questo è il vero problema”. Insomma, per Crisanti non bisognerebbe mai uscire da un regime di semi-lockdown: “Supponiamo di controllare questa ondata in quattro o sei settimane nella migliore delle ipotesi e se tutto funziona, e poi cosa facciamo? Rimuoviamo le restrizioni e i contagi ripartono? Questa catena si rompe soltanto creando un sistema di sorveglianza nazionale omogeneo in gradi di tracciare i contatti che permetta di isolare in maniera sistematica i contagiati”.

“Una volta ridotti i contagi come facciamo a tenerli bassi?”

L’esperto la vede nera, anche per il futuro: “Rimane sempre il problema di come consolidare i guadagni fatti riducendo la trasmissione – fa presente -. Una volta ridotta la trasmissione, supponendo di tornare ad avere pochi casi al giorno, quali strumenti abbiamo per tenerli bassi? Altrimenti si continua con questa altalena che è distruttiva per la qualità della vita oltre che per l’economia”.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. L’aspettativa di vita in Italia è di circa 80 anni.
    L”età media dei decessi per covid-19 è di circa 80 anni.
    Dove sta questa pandemia ?

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