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Roma, 25 mar – Tempo fa, in un’intervista, Luigi Di Maio disse del Movimento 5 Stelle: “È un movimento post ideologico, ma porta con sé tante idee che erano state i cavalli di battaglia dei partiti di destra e di sinistra, valori che sono dentro ognuno di noi. C’è chi si rifà a quelli portati avanti da Berlinguer, chi a quelli di Almirante, chi a quelli della Dc”. Ovviamente su Twitter, il luogo in assoluto più lontano dalla comprensione della realtà, ci fu chi si scatenò: “E perché non Mazinga e Peppa pig?”. La descrizione di Di Maio, in realtà, era del tutto veritiera, e non si riesce a capire (quindi tanto meno a sconfiggere) il movimento grillino se non se ne comprende questa tendenza proteiforme.
Il neo presidente della Camera, Roberto Fico, è per esempio espressione dell’ala sinistra del movimento. Non a caso è stato definito un “Lauro Boldrino”, data la vicinanza alla visione ideologica di chi l’ha preceduto. Il suo primo discorso da presidente di Montecitorio poteva essere pronunciato tranquillamente da un esponente di Liberi e Uguali. Di Maio, dal canto suo, è un democristiano fatto e finito, piace ai salotti, alle oligarchie, alla Ue. L’ala destra del movimento, in verità, fatica più a emergere, se non nella personalità di Grillo stesso, che per anni è stato il principale freno alla deriva comunistoide dei pentastellati, ma è innegabile che, soprattutto nell’elettorato, i grillini pescano in una fetta di popolazione che, in altre circostanze, avrebbe potuto benissimo votare un partito di destra. Ovviamente manca ai grillini ogni rudimento della teoria critica che innerva ogni visione del mondo di sinistra, così come è assente quell’alito di machiavellismo colto che si respirava nella migliore Dc, per non parlare di qualsiasi barlume di autentica ideologia di destra.
Insomma, la loro è una sintesi al ribasso, l’orecchiamento di temi e stili di tutte le scuole politiche ma senza la loro parte migliore. Nulla di più lontano dalle grandi e feconde contaminazioni ideologiche della modernità. Sarebbe però un errore ironizzare su questo patchwork ideologico, così come è assurdo limitarsi alle battute sulla tesi di laurea di Fico (cosa ci sarà da ridere su quest’ultima, poi, è un mistero). Si continua a non prendere sul serio questa forza politica, che tuttavia è votata da un elettore su tre, preparando le basi affinché lo sia da un elettore su due. Il M5S ha trovato la formula per il vero partito di lotta e di governo, capace di far digerire di tutto a una massa fidelizzata e catechizzata per non credere più a nessuno se non ai dirigenti del movimento.
Dal prossimo governo, che non potrà che coinvolgere i grillini, in un modo o nell’altro, possiamo aspettarci di tutto, dallo ius soli alle espulsioni di massa, perché di fatto tutto è nelle corde del movimento, nulla ne contraddice un’ideologia che non c’è, se non limitatamente ad aspetti inessenziali come i vitalizi e le auto blu. Tutto questo, però, rende molto difficile l’operato di chi voglia ricacciare Di Maio e sodali nell’anonimato da cui vengono e in cui meritano di stare. Il compito, però, si annuncia tutt’altro che semplice. E questo sarcasmo idiota su tutto ciò che riguarda i grillini non lo facilita per niente.
Adriano Scianca



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