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Roma, 25 mar – A San Marco Argentano, in provincia di Cosenza, nacque Osvaldo Paladini, il giorno di Santo Stefano del 1866. Il padre era agrimensore del Re di Napoli e delle Due Sicilie come racconta il pronipote di Paladini, Giovanni Ferrero, nella biografia del suo avo. Nel 1882 entrò a far parte dell’Accademia Navale di Livorno e, di lì a pochi anni, la concluse con il grado di guardiamarina. Fin da subito gli venne affidata la gestione di alcune navi ma divenne famoso per aver messo a punto un congegno di accensione a percussione per cannoni di medio calibro rendendoli, quindi, più efficaci. Nel 1909, ormai divenuto capitano di fregata, partecipò come soccorritore ai civili colpiti dal violento terremoto di Messina; un sisma gravissimo che distrusse in meno di 40 secondi Messina e Reggio causando circa 110.000 morti (le stime oscillano tra i 90 e i 120 mila). Per la sua eroica attività di soccorso Paladini ottenne la medaglia di bronzo.
Nel 1911 venne chiamato alle armi in corrispondenza con l’entrata in guerra dell’Italia contro la Turchia. Paladini venne mandato ad ispezionare il Corno d’Africa ed il Golfo di Aden per svolgere incarichi esplorativi e redigere un’analisi sulle condizioni socio – economiche e politiche di Gibuti. Osvaldo Paladini, comandante dell’ariete torpediniere “Piemonte”, si distinse, particolarmente, durante la battaglia di Kunfida in quanto, grazie alla sua abilità bellica, riuscì, assieme al cacciatorpediniere della classe Soldato, ad affondare ben 7 cannoniere ottomane e a catturare uno yacht. Come riporta il bollettino di guerra delle 5 e un quarto pomeridiane “malgrado valide artiglierie turche nostre navi annientarono cannoniere, catturarono yacht e presero parte dei cannoni nemici, bandiere e trofei di guerra”.
Tornato in Patria gli venne affidata la gestione di 3 navi di stanza a Taranto oltre che alla coordinazione del Regio Arsenale del capoluogo pugliese. Partecipò al primo conflitto mondiale, in particolare, come riportano le fonti dell’Archivio della Marina “si distinse in guerra per aver portato la propria divisione con elevata perizia al bombardamento della munita base di Durazzo, il 2 ottobre 1918. Per tale azione, condotta con grande precisione ed efficacia, ricevette la decorazione di commendatore dell’ordine militare di Savoia”. Prese parte anche alla campagna di Albania del 1919 e, nel 1930 – con il grado di ammiraglio, venne congedato dai suoi compiti. L’eroe di Kunfida e Durazzo, anch’egli nome dimenticato dai manuali, morì il 25 marzo 1938 a Roma.
Tommaso Lunardi

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1 commento

  1. Molto interessanti tutti gli articoli del PN inerenti alle gesta eroiche dei militari italiani, persone animate da amor patrio e con una alta capacità di comando…….eroi volutamente dimenticati da una storia scritta da parassiti e pavidi comunisti,piccoli esseri incapaci di concepire parole quali dignità,onore e lavoro……..i nostri libri di storia, a volte, non sono nemmeno degni del caminetto in cui dovrebbero finire…….. fortunatamente la memoria e le gesta eroiche vengono tramandate anche attraverso una informazione libera e coraggiosa che si pone al di sopra del ridicolo e nauseabondo teatrino che va da skypd24 sino al corriere, passando dai comunistissimi la stampa e la repubblica che ci propinano stronzate genderiste o pseudo partigiane a 360 gradi. Spero di leggerne ancora tante di queste storie di gloria e onore.

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