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Roma, 27 mar – Le manovre tattiche per arrivare alla formazione del nuovo governo stanno entrando nel vivo. Nessuno, infatti, vuol farsi trovare impreparato alle consultazioni di Mattarella che avranno luogo subito dopo Pasqua. I fari sono puntati, ovviamente, sui vincitori delle elezioni del 4 marzo: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Visto che nessuno dei due è in grado di governare da solo, i leader di Lega e M5S stanno iniziando a trattare per trovare un accordo.
Entrambi vorrebbero diventare presidente del Consiglio, ma con un diverso grado di convinzione. Se Di Maio ha dichiarato a chiare lettere che «o faccio io il premier o non se ne fa nulla», Salvini, pur dicendo «prontissimo» per assumere la carica, ha però annunciato che non farà le barricate: «Non è o me o la morte». La posizione del leader del Carroccio, quindi, è possibilista. In questo senso, il passo indietro di Salvini è stato ben accolto da Di Maio, tanto che il direttivo dei grillini ha dichiarato alla Stampa che «siamo pronti a offrire [a Salvini, ndr] i ministeri più importanti». Chi potrebbe rompere le uova nel paniere al leader della Lega è senz’altro Berlusconi, che ha escluso categoricamente l’eventualità di vedere Di Maio a Palazzo Chigi: «Non può essere lui il premier».
Insomma, la convergenza sui presidenti delle Camere ha rappresentato una piccola prova generale di intesa tra Lega e M5S, in attesa di mettersi d’accordo sul piatto grosso, cioè il governo. In questa direzioni deve leggersi anche l’apertura di Salvini al reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei pentastellati. Il leader del Carroccio, infatti, ha ribadito che un eventuale governo sarebbe possibile solo «se c’è convergenza sul programma». E tra i temi c’è appunto il reddito di cittadinanza.
Ad ogni modo, a breve potrebbe esserci un incontro tra Salvini e Di Maio, il primo in via ufficiale. Allora potremmo saperne di più. Quel che è certo è che il varo di un governo Lega-M5S rimane un affare assai complicato, che potrebbe costare a Salvini la rottura definitiva dell’alleanza di centrodestra, già messa a dura prova dal caso Romani. Per questo motivo non è ancora stata definitivamente accantonata l’ipotesi di un esecutivo con a capo una “figura di garanzia”. Si è parlato in questo senso dell’economista Carlo Cottarelli, a lungo nel Fmi. Ma questa eventualità dovrebbe profilarsi al massimo come extrema ratio, qualora Di Maio e Salvini non riuscissero a trovare un terreno d’intesa.
Giovanni Coppola

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