Roma, 27 mar – È definitiva la condanna a una multa di 30.000 euro per Jean-Marie Le Pen a causa delle sue controverse dichiarazioni sulle camere a gas. La Corte di cassazione francese ha convalidato oggi la sentenza emessa dalla corte d’appello di Parigi il 1° marzo 2017. La questione è quella che i francesi sono abituati a conoscere semplicemente come “vicenda del point de détail”, tale è stato l’impatto di queste parole sull’immaginario collettivo. La questione risale addirittura al 13 settembre 1987, quando il fondatore del Front national, intervistato in tv, rispose così a una domanda sulle camere a gas: “Sono un appassionato della storia della Seconda guerra mondiale. Mi pongo un certo numero di domande. Non dico che le camere a gas non siano esistite. Io non ho potuto vederle. Non ho studiato la questione in modo speciale. Ma credo che sia un dettaglio nella storia della Seconda guerra mondiale”.
Per questa frase, che non contesta l’esistenza delle camere a gas, ma ne mette in discussione semmai la centralità storica, Le Pen è stato condannato ben sei volte. Quella di oggi si riferisce in particolare a un’intervista del 2015. Intervistato da Jean-Jacques Bourdin su BFMTV, Le Pen ha risposto così alla domanda se si sia mai pentito di quella frase: “Per niente, in nessun momento, quello che ho detto corrisponde al mio pensiero. Ovvero che le camere a gas siano state un dettaglio della guerra, a meno di non ammettere che fu la guerra a essere un dettaglio delle camere a gas. Lo ribadisco perché credo che sia la verità, che questo non dovrebbe scioccare nessuno e che si è strumentalizzata questa vicenda contro di me, introducendo un sospetto di antisemitismo, laddove posso sfidare chiunque a citare una mia frase antisemita pronunciata nella mia vita”.
Ma le camere a gas sono state una cosa orribile, ha replicato il giornalista. Al che, il fondatore del Fn ha risposto: “La guerra è orribile, lo sa? Un colpo di mortaio le squarcia il ventre, una bomba vi decapita, una camera vi asfissia, tutto questo è ignobile, è vero”. Parole che sono costate a Le Pen 30.000 euro. Che sicuramente l’anziano politico non avrà difficoltà a pagare, anche se resta una questione di principio sottesa a tutta la vicenda: quella della libertà di espressione. Nel caso specifico, non si tratta neanche di difendere la portata inderogabile dei fatti dalle mani di falsificatori mefistofelici, dato che qui è in questione l’interpretazione dei fatti stessi. Si possono anche ritenere ignobili le parole di Le Pen, se lo si desidera. Che esse siano sanzionabili penalmente è invece una mostruosità orwelliana che meriterebbe di essere condannata a 360°.
Giorgio Nigra

5 Commenti

  1. Come ben saprete , in Italia nel 2016 hanno fatto una legge sul negazionismo, per colpire chi esprimesse dubbi su alcune delle cose raccontate e ripetute centinaia di volte da decenni sui campi di concentramento. Molti siti riportano circostanze e fatti diversi .Un esempio (in inglese) puo’essere:renegadetribune.com/international-red-cross-report
    Per quanto concerne la legge dal sole 24 ore ;
    Negazionismo:
    “Reclusione da 2 a 6 anni, nei casi in cui la propaganda, l’istigazione e l’incitamento si fondino «in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra» come vengono definiti dallo Statuto della Corte penale internazionale.”
    Ma se è una verità storica incontrovertibile che bisogno c’era di mettere far mettere una pena per chi dubitasse di qualcosa?? Sarebbe subito screditato comunque !!

  2. Da questa vicenda si evince solamente che chi è appassionato di storia moderna e di conseguenza si pone determinate domande che la storia come ci raccontano non fa emergere o omette (volutamente) viene ostracizzato ed etichettato . È la prova provata che bisogna accettare le verità che raccontano senza la possibilità di porci dei dubbi o degli interrogativi.
    Se questa non è dittatura cosa lo è ??!!!

  3. Peccato che anche voi del Primato nazionale non abbiate il coraggio di affrontare il problema della libertà di essere revisionisti. E, soprattutto, la libertà di ricercare la verità storica.

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