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Roma, 24 ago – L’Unione europea risponde a tono all’Italia, tra minacce e precisazioni, lasciando intendere che il vertice di oggi sull’immigrazione non risolverà niente e che il nostro Paese più farà la voce grossa più non otterrà nulla. Insomma, lo scontro si fa sempre più duro. “Le minacce non sono d’aiuto e non porteranno a avvicinarsi a una soluzione” per gli immigrati a bordo alla Diciotti. Così il portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein, commentando le dichiarazioni dei vicepremier Luigi di Maio e Matteo Salvini, fermi sulla linea dura circa la necessità urgente di trovare una soluzione condivisa sulla gestione degli sbarchi. “In Europa le minacce non servono a niente e non portano da nessuna parte”, ha spiegato il portavoce della Commissione. “Il solo modo per risolvere le cose in Europa – ha continuato – è lavorare insieme in modo costruttiva e di buona volontà. Ed è quello che la Commissione cerca di fare da tempo”.
La risposta arriva dopo che ieri Di Maio, in merito al vertice informale Ue sull’emergenza immigrazione fissato per oggi, aveva dichiarato: “Se l’Unione Europea si ostina con questo atteggiamento, se domani dalla riunione della Commissione europea non esce nulla e non decidono nulla sulla nave Diciotti e sulla redistribuzione dei migranti, io e tutto il Movimento 5 Stelle non siamo più disposti a dare 20 miliardi all’Unione europea ogni anno“. Posizione su cui il vicepremier è tornato stamattina: “L’Europa nasce intorno a principi come la solidarietà, se non è in grado di ridistribuire 170 persone allora ha un serio problema con i suoi principi fondativi”, ha detto il vicepremier ospite di Agorà su Rai Tre. “Non vogliamo essere presi in giro dagli altri paesi dell’Unione”. E ancora: “Noi diamo 20 miliardi ogni anno all’Unione europea e ce ne rientrano poco più di 10. Vogliamo anche contribuire in maniera netta al bilancio dell’Unione europea, ma se c’è un progetto, una volontà di aiutarci in maniera reciproca. Altrimenti io con 20 miliardi altro che quota 100 per superare la Fornero, faccio quota 90 o 80…”. Assicura che questo non porterà a un’Italexit ma “significa – chiarisce – mai più piedi in testa sull’immigrazione. I cittadini ci chiedono di far rispettare l’Italia“.
Bruxelles dal canto suo lancia l’avvertimento: “Gli Stati membri hanno sempre
pagato il loro contributo al bilancio dell’Ue. C’è un chiaro obbligo legale che gli Stati membri hanno sempre rispettato“. Insomma, tirandosi indietro, l’Italia violerebbe le regole Ue. Il tutto mentre Tove Ernst, portavoce della Commissione europea per la Migrazione, lancia un’altra bordata: “La riunione degli sherpa non è stata organizzata per risolvere il caso Diciotti e non ci aspettiamo decisioni“. I Paesi membri, dal canto loro, in un gioco di rimpalli – Germania in testa – aspettano che qualcuno faccia la prima mossa prima di sbilanciarsi sull’accoglienza degli immigrati. E l’Italia resta sola contro tutti.
Intanto, a bordo della Diciotti ancorata nel porto di Catania con 150 immigrati a bordo, scatta la rivolta, con alcuni clandestini che hanno deciso di fare lo sciopero della fame.
Adolfo Spezzaferro
 

3 Commenti

  1. Le minacce sono dell ue, l’ arroganza è di chi ha impoverito la nostra Italia, la malafede è del Vaticano: una Montecarlo di residenze sparse in tutta la penisola senza manco pagare le tasse, la criminalità è -era?- dei politici che attraggono qui delle persone sapendo benissimo che non c’è nulla da offrire se non prostituzione per le signore e spaccio per i signori.
    Grazie al Governo, alla risolutezza di Salvini ed alle parole di Di Maio ai beceri di Bruxelles.

  2. Dalla poco autorevole agenzia ansa “il senatore Faraone ha fatto sapere che a bordo della Diciotti, dove per qualche ora i migranti erano stati in sciopero della fame, la situazione è tornata alla normalità .”
    Inutile specificare la provenienza del Faraone… interessante approfondire il concetto di “sciopero della fame” di qualche ora, chiediamo al Faraone: vuol dire saltare la merenda? o piu’ probabilmente non vuol dire proprio nulla e lui con i suoi catastrofici amici dovrebbero dire meno scemenze.

  3. ” I 20 miliardi citati da Di Maio sono invece una stima per eccesso del contributo italiano, che non tiene conto di quanto il paese riceve indietro”. Stiamo parlando dell’onore e non dei pagamenti dall’UE nel ribaltamento ai proprietari terrieri e al consorzio di banche a Milano.

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