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Roma, 24 lug – Il potere sostitutivo del prefetto nelle attività di comuni e province è illegittimo perché troppo discrezionale e lede l’autonomia degli enti locali e contrasta con il principio di tipicità e legalità dell’azione amministrativa. E’ invece legittima l’estensione ai presídi sanitari del cosiddetto Daspo urbano (ossia il divieto di accedere a taluni luoghi per esigenze di decoro e sicurezza pubblica) a condizione, però, che il divieto non si applichi a chi ha bisogno di cure mediche o di prestazioni terapeutiche e diagnostiche. Questo perché il diritto alla salute prevale sulle esigenze di decoro dei luoghi e di contrasto alle condotte sanzionate in via amministrativa, quali lo stato di ubriachezza, gli atti contrari alla pubblica decenza, il commercio e il parcheggio abusivo (che sono i presupposti del Daspo urbano). Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza 195 depositata oggi.

La Consulta dà ragione alle Regioni

Il verdetto riguarda due aspetti del decreto Sicurezza: il potere sostitutivo dei prefetti, previsto dall’articolo 28, primo comma, e impugnato dalla Regione Umbria; l’estensione del Daspo urbano ai presídi sanitari, prevista dal primo comma, lettera a, dell’articolo 2, e censurata dalle Regioni Emilia Romagna, Toscana e Calabria. Illegittimo il primo, legittima la seconda a patto che la disposizione sia interpretata in modo costituzionalmente orientato.

Norma non rispettosa della collaborazione con gli enti locali

Infine, la sentenza mette in rilievo anche che il potere sostitutivo del prefetto, considerata la sua ampia incidenza nell’attività di comuni e province, avrebbe dovuto essere rispettoso della leale collaborazione, nel senso che la norma censurata avrebbe dovuto prevedere l’adozione della delibera del governo o il decreto del ministro dell’Interno.

Ludovica Colli

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