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Genova, 10 gen – Sono ben duecento le gallerie non a norma e quindi non sicure in tutta Italia, di cui 105 sulla rete in concessione ad Autostrade per l’Italia. Il dato è contenuto in una relazione che il Consiglio superiore dei lavori pubblici – che è un organo tecnico del ministero delle Infrastrutture – ha inviato alla direzione generale del Mit, ad Autostrade, al Dipartimento dei Vigili del Fuoco e a tutti i Provveditorati alle opere pubbliche d’Italia due mesi prima del crollo nella galleria Bertè della A26. Le gallerie a rischio sono tutte di lunghezza superiore ai 500 metri, con pericoli di incidenti e crolli. Sono prive di impermeabilizzazione e quindi soggette a infiltrazioni d’acqua. Sono prive di sistemi di sicurezza, di corsie di emergenza e vie di fuga, di videosorveglianza, di sensori di rilevamento dei fumi e sistemi di allarme antincendio, luci di guida in caso di evacuazione, stanze a tenuta stagna. Sono tutte senza un responsabile di riferimento in grado di monitorarle. In poche parole, tutte gallerie non a norma rispetto alla Direttiva Ue 2004/54/CE.

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Nell’elenco anche il tunnel della A26

In questo elenco figura anche il tunnel Bertè della Genova-Gravellona Toce, dove la mattina del 31 dicembre scorso si è verificato il crollo di un pezzo di volta. “Due tonnellate e mezza di cemento che avrebbero potuto fare un’altra strage, come quella del Morandi“, fa presente il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi che subito dopo il cedimento ha mandato la polizia stradale a pesare gli spezzoni caduti. Fa specie che Autostrade quel giorno aveva diramato un comunicato in cui diceva che si era verificato “il distacco di una ondulina e di parti dell’intonaco a cui era collegata”.

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La relazione tecnica nell’inchiesta sul cedimento della galleria sulla A26

Ebbene la lettera del Cslp datata 7 novembre 2019 – già acquisita nelle diverse indagini e perquisizioni compiute dalla Guardia di finanza di Genova sui 43 morti del crollo del ponte Morandi del 14 agosto 2018, sui falsi report dei viadotti non a norma, sulle barriere antirumore a rischio crollo – è finita agli atti anche dell’inchiesta sul cedimento della galleria sulla A26. Nel fascicolo aperto dalla Procura l’ipotesi di reato è crollo colposo. Quello che i magistrati ora vogliono accertare è se gli allarmi lanciati dalla commissione permanente del Cslp sulle gallerie siano stati ascoltati o meno. Anche perché Autostrade avrebbe dovuto mettersi in regola entro aprile scorso.

Ecco l’elenco delle gallerie a rischio

Delle 105 gallerie in carico ad Aspi (gruppo Atlantia, di proprietà dei Benetton) una decina si trova lungo le dorsali appenniniche che collegano la Liguria al Piemonte ed all’Emilia Romagna: oltre la Bertè, sulla A26, vi sono la Turchino vicino a Genova, mentre più a Nord la Mottarone, a Verbania; poi la Coronata sulla A10, Genova-Savona, limitrofa al viadotto Morandi; sulla Genova-Rosignano, abbiamo la Monte Quezzi, la Veilino, la Monte Sperone, e la Maddalena tra Rapallo e Sestri Levante; sulla A7, la Genova-Milano Serravalle, ci sono la Bolzaneto-Uno, la Monte Galletto e la Monreale. Nel Nord-Est, la Tarvisio sulla A23, appunto l’autostrada Udine-Tarvisio. La Pedaso sulla A14 Adriatica, e sempre sulla stessa autostrada c’è la Castello Grottamare, chiusa il 23 agosto del 2018 per un incidente provocato dall’incendio di un camion e riaperta dopo sei mesi.

Mit: “Limitare velocità, vietare sorpasso e transito merci pericolose”

Intanto, gli ingegneri del Mit, per ridurre un minimo i rischi in galleria, hanno dettato una serie di prescrizioni: limitare la velocità, aumentare la distanza minima tra i veicoli, vietare il sorpasso, vietare il transito per i mezzi che trasportano merci pericolose, infiammabili e tossici. Connettere le gallerie con un centro di controllo e dotarle di approvvigionamento idrico a sufficienza per far fronte ad eventuali incendi.

Il viceministro alle Infrastrutture: “Ritirare concessione, inadempienze Aspi reiterate”

Quello che emerge in modo netto è che Aspi ha trascurato la manutenzione e le norme di sicurezza, pur facendo utili a palate con pedaggi davvero salati. A maggior ragione se paragonati al servizio offerto. Va da sé che questa ulteriore conferma della negligenza di Autostrade scatenerà le ire del Movimento 5 Stelle, che da tempo chiede (giustamente) la revoca della concessione. “Non è una questione ideologica: qui in ballo c’è la credibilità dello Stato e del governo”, spiega  il viceministro delle Infrastrutture, il 5 Stelle Giancarlo Cancelleri, in un’intervista a Repubblica in cui respiinge qualsiasi ipotesi alternativa alla revoca. “Di fronte a fatti estremamente gravi lo Stato deve ritirare la concessione, altro che multe e penali“, spiega Cancelleri. “Anche perché le inadempienze di Aspi sono reiterate“, sottolinea il viceministro, “prima c’è stato il caso del Ponte Morandi con 43 vittime e i pm che hanno scoperto che le relazioni sulla sicurezza erano false; poi c’è stato il crollo dello scorso 31 dicembre in una galleria che solo per miracolo non ha provocato morti. Ma cos’altro deve crollare per arrivare alla revoca? Vogliamo ancora avere a che fare con chi ha gestito i beni dello Stato in questo modo?”.

Adolfo Spezzaferro

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