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L’economia arranca ma i mercati corrono: perché?

by Claudio Freschi
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Roma, 6 apr – E’ dalla fine del 2018 che si susseguono incessanti notizie non certo positive per l’economia: la difficile gestione della Brexit, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, il possibile rialzo dei tassi da parte della banche centrali unite alla prospettiva di una diminuzione significativa degli utili aziendali avevano causato un forte storno dei mercati finanziari nell’ultimo trimestre dell’anno passato.

Ad oggi la situazione dal punto di vista macroeconomico non è certo migliorata: è di stretta attualità la stima dell’Ocse relativa alla crescita italiana ed europea corretta ancora una volta al ribasso che arriva solo qualche settimana dopo analoghe valutazioni fatte dalla Commissione Europea, e sono sempre più numerosi gli analisti che prevedono l’inizio di una recessione anche in America al più tardi nel 2020. Eppure i mercati finanziari sembrano brindare ogni giorno di più.

Le straordinarie performance dei mercati

Da inizio anno la borsa americana è salita del 12,47%, quella tedesca del 11,24% e il mercato italiano addirittura del 17,33%. Dati assolutamente in controtendenza rispetto alle aspettative che farebbero pensare che gli investitori abbiano in ogni caso molta fiducia nelle economie occidentali o ancora che non ritengano affidabili le stime fatte dalle varie organizzazioni sovranazionali.

La finanza dovrebbe essere lo specchio dell’economia reale, purtroppo al giorno d’oggi non sempre è così e spesso intervengono altre motivazioni che possono portare a correlazioni inverse. Non vi è un’unica spiegazione per questa situazione sicuramente particolare ma non del tutto insolita, ma un insieme di diversi fattori.

Certamente le possibilità della fine della guerra commerciale che a giorni alterni viene prospettata ed auspicata da Trump o da Xi Jin Ping generano un po’ di euforia sui mercati. E ancora se volete ascoltare i ministri dell’attuale governo italiano vi diranno che i mercati rivelano la forza nascosta della possente economia della nostra grande nazione; ma anche questo non è un argomento definitivo oltre a non essere nemmeno tanto convincente.

Un mare di liquidità

La realtà è molto meno complicata di quanto di pensi ed è da ricercare in un unico termine: liquidità.

Le prese di posizione della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea che hanno confermato di non avere alcuna intenzione di alzare i tassi di interesse almeno nel breve periodo e di essere disposti a mettere in atto misure di stimolo per le economie hanno sicuramente contribuito ad aumentare la fiducia degli investitori, ma soprattutto hanno confermato che questa politica monetaria accomodante continuerà a fornire liquidità a basso costo ai mercati azionari.

Dalla grande crisi dei mutui subprime ad oggi le borse mondiali hanno sempre prosperato grazie alla enorme massa di liquidità immessa sul mercato dalla banche centrali, prima sotto forma di Quantitative Easing, ovvero l’acquisto di titoli di Stato o altre obbligazioni,  ed oggi sotto forma di TLTRO  (targeted longer-term refinancing operations) ovvero l’erogazione di finanziamenti a tassi particolarmente agevolati agli istituti di credito con l’obiettivo di stimolare i prestiti all’economia reale.

Le banche però, soprattutto in Europa, hanno utilizzato questa liquidità solo in minima parte per erogare credito, usando invece gran parte delle risorse per sistemare i propri bilanci e soprattutto per attività speculative alla ricerca di rendimenti.

Ad oggi i dividendi delle aziende quotate in Borsa sono decisamente più appetibili delle cedole derivanti dall’acquisto di titoli obbligazionari che in questo sistema di tassi di interesse è sempre più prossimo allo zero, senza contare che proprio l’esperienza della grande crisi del 2008 ha insegnato che il rischio sui bond, anche quelli emessi dagli stati nazionali, è decisamente più elevato.

Il discorso vale anche per gli investitori privati e soprattutto per gli imprenditori che, banalmente, sono alla ricerca di rendimenti per i propri capitali tanto quanto gli investitori istituzionali. In una situazione di forte crescita è assolutamente normale e conveniente investire in economia reale, acquistare macchinari, materie prime o interi settori di azienda, ma in una situazione di incertezza si preferisce rimandare gli investimenti e tenere la liquidità o cercare forme alternative per impiegarla, come appunto i mercati finanziari.

Ma oggi la situazione economica è vicina alla stagnazione soprattutto nel vecchio continente come recentemente confermato dal vicepresidente della commissione Europea Dombrovskis, con le prospettive di crescita continuamente riviste al ribasso.

Tornano in gioco le banche centrali

Al momento, soprattutto la Bce ha lasciato troppa discrezionalità agli istituti di credito nell’impiegare l’enorme massa di liquidità messa a disposizione. Se questa tornerà ad essere impiegata principalmente come credito alle imprese a sostegno della produzione allora potremo tornare sui binari paralleli di una crescita economica che aumenta di pari passo con i mercati finanziari. Se invece la liquidità continuerà ad essere usata alla ricerca del rendimento immediato, allora le possibilità di una pericolosa bolla speculativa, ovvero la crescita smisurata del prezzo delle azioni rispetto all’effettivo valore delle aziende quotate, saranno tutt’altro che remote.

Ricordiamoci che già prima delle crisi economiche del 1929 e del 2008 si era assistito alla creazione e allo scoppio di due enormi bolle speculative, e sappiamo tutti come è andata a finire.

Claudio Freschi

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