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Roma, 16 nov – “C’è un’emergenza che dobbiamo affrontare subito ed è quella delle scuole, che vanno riaperte prima possibile“. Ne è convinto Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, che punta il dito contro “molti improvvisati politici del nostro disgraziato Paese“. Sul fronte della pandemia, l’esperto taglia corto in merito a come sarà il Natale – se con o senza lockdown: “Abbiamo davanti una maratona che non si concluderà il 25 dicembre, ma molto più avanti”, è la sua previsione in un’intervista al Corriere della Sera. “Se tutti insieme spegnessimo un po’ le luci delle aspettative – afferma il medico – saremmo di grande aiuto al sistema e a quanti sperano di far ripartire la vita economica e sociale del Paese per quella data” e “se saremo rigorosi con noi stessi saremo di grande aiuto per eliminare al più presto i limiti alle nostre libertà“. Sembra di sentir parlare il premier Giuseppe Conte, insomma: per Miozzo dipende tutto dal comportamento degli italiani.

Per il medico è sbagliato sacrificare la scuola come risposta all’emergenza coronavirus

La priorità per il coordinatore del Cts è riportare i ragazzi in classe: “Molti politici hanno scelto di sacrificare la scuola come segnale di efficiente reazione in risposta all’emergenza. Banalizzo e sintetizzo questioni drammaticamente serie, ma ho la percezione che la tradizionale cultura di disprezzo del bene primario che è la scuola e la formazione dei nostri giovani si traduca bene nelle reazioni di molti improvvisati politici del nostro disgraziato Paese”. Per sottolineare quanto sia importante che gli studenti facciano lezione in presenza, Miozzo cita il messaggio del governo britannico che annunciando il lockdown totale ha lasciato aperte le scuole con queste parole: “Essere a scuola è vitale per l’istruzione dei bambini e per il loro benessere. Il tempo trascorso fuori dalla scuola è dannoso per lo sviluppo cognitivo e accademico dei bambini, in particolare per i bambini svantaggiati. Questo impatto può influenzare sia gli attuali livelli di istruzione sia la futura capacità di apprendimento dei bambini”.

“Vantaggi di tornare in classe superano il basso rischio di ammalarsi”

I rischi di contagio non valgono l’obbligo della didattica a distanza, secondo l’esperto. Anche perché “per la stragrande maggioranza dei bambini, i vantaggi di tornare in classe superano di gran lunga il basso rischio di ammalarsi di coronavirus e le scuole possono intervenire per ridurre ulteriormente i rischi. I dati ci dicono che è difficile discriminare che l’infezione di un ragazzo sia avvenuta a scuola piuttosto che nei momenti precedenti o successivi” e in ogni caso “la scuola è comunque un ambiente protetto, controllato, dove insegnanti e personale obbligano i ragazzi al rispetto di severe regole comportamentali e dove oltre l’obbligo c’è il momento educativo, pedagogico; dove il tuo insegnante ti rende consapevole del momento, partecipa ai suoi ragazzi le proprie percezioni, condivide emozioni e indicazioni utili a comprendere come loro possono essere un pericolo per i loro cari, genitori o nonni che siano”, fa presente Miozzo.

“Chiusura scuole senza divieto di spostamento permette ai ragazzi di incontrarsi senza controlli”

Chiudere le scuole non elimina i contagi, anzi. E la didattica a distanza non è la soluzione: “Si tratta di uno strumento di eccezionale utilità da utilizzare in situazioni di vera emergenza e soprattutto per periodi limitati. La chiusura delle scuole senza divieto di spostamento comporta la possibilità reale che i ragazzi nel tempo libero dalla scuola si incontrino nei locali pubblici, nei centri commerciali, nelle case private dove si ritrovano a gruppi senza alcun controllo o mediazione“. Il vero allarme però è quello di tanti, troppi giovani “che da settimane o mesi non escono più di casa, rifugiati nel buio della loro stanza davanti ad uno schermo di pc per ore ed ore, vittime di quella ormai famosa sindrome della capanna che genera paure, ansie, insonnie e tante altre patologie della mente. Fra qualche tempo, ad emergenza Covid superata, vedremo i disastri provocati”. Per non parlare, conclude Miozzo, del “tentativo di reclutamento da parte della criminalità organizzata di bambini sotto i 14 anni che per settimane non frequentano la scuola”.

Adolfo Spezzaferro

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