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Facebook, nuova bufera. Netflix e Spotify potevano leggere i nostri messaggi privati

by Ilaria Paoletti
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Roma, 20 dic – Facebook ha fornito a Spotify e Netflix accesso ai messaggi privati ​​degli utenti che hanno collegato i loro account “social” a quelli delle famose app di streaming musicale e video. Lo rivela un’inchiesta del “New York Times” che sembrerebbe far venire a galla una nuova grana, sempre relativa alla privacy e alla fuga dei dati degli utenti registrati, per la società di Mark Zuckerberg. Per la loro ricerca i giornalisti del magazine americano hanno studiato centinaia di pagine di documenti interni di Facebook, hanno intervistato più di sessanta persone, inclusi ex dipendenti e partner aziendali di Facebook, ex funzionari governativi e difensori della privacy. Il risultato è liberamente consultabile sul sito della rivista americana.

Secondo tale indagine Spotify, l’app di streaming e condivisione musicale, e Netflix (almeno negli Stati Uniti) hanno la possibilità di “leggere, scrivere ed eliminare i messaggi privati ​​degli utenti” e di vedere tutti i partecipanti su un “thread”, un privilegio che sembra andare ben oltre quello di cui le società hanno bisogno per integrare Facebook nei loro sistemi”. Il rapporto afferma inoltre che “Facebook ha permesso al motore di ricerca Bing di Microsoft di vedere i nomi di praticamente tutti gli amici di Facebook senza  consenso“. Facebook avrebbe anche dato  “permesso ad Amazon di ottenere nomi ed informazioni sugli utenti attraverso i loro amici, e ha permesso a Yahoo di visualizzare flussi di post di amici a partire da quest’estate, nonostante le dichiarazioni pubbliche della società di Zuckerberg che sostenevano di aver fermato questo tipo di condivisione non autorizzata”.

Il colosso “social” di Menlo Park ha risposto alle accuse del New York Times sostenendo di non aver trovato nessuna prova di questo tipo abuso della “privacy” da parte dei suoi partner e che Spotify sarebbe, insomma, “inconsapevole dei vasti poteri che Facebook gli ha concesso“. La società di streaming musicale, permettendo agli utenti di condividere la musica tramite Facebook Messenger, ha accesso ai messaggi di oltre settanta milioni di utenti al mese. Netflix US ha respinto le accuse al mittente, twittando: “Netflix non ha mai richiesto o acceduto ai messaggi privati ​​di nessuno. Non siamo i tipi da entrare nelle tue chat private”. Dopo lo scandalo Cambridge Analytica non sembrano insomma essere finiti i guai per Zuckerberg, e queste nuove indiscrezioni sembrano confermare uno dei motti più conosciuti dell’era digitale che noi “utenti” dei social dovremmo ricordare più spesso: “Se è gratis, allora il prodotto sei tu”.

Ilaria Paoletti

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Facebook, nuovo scandalo: ecco chi poteva leggere nostri messaggi privati 20 Dicembre 2018 - 11:33

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