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Roma, 15 mag – Il governo Conte vorrebbe consentire gli spostamenti tra Regioni non prima del 3 giugno, per evitare il rischio che gli italiani – tappati in casa da mesi – approfittino in massa del ponte del 2 giugno, un po’ come era successo con il Dpcm in vigore dopo il ponte del 1 maggio. Ma i governatori chiedono di anticipare l’apertura dei “confini” regionali a lunedì 18. Ecco perché, a quanto pare, c’è uno scontro tra il governo e i presidenti delle Regioni del nord, Stefano Bonaccini (Emilia-Romagna), che è anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Attilio Fontana (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto).

Altra questione in sospeso: il rientro nelle seconde case

Altra questione in sospeso sul tavolo della videoconferenza tra il governo e le Regioni sull’inizio di una vera fase 2 al via da lunedì 18 maggio, con il premier Giuseppe Conte, oltre ai ministri degli Affari regionali Francesco Boccia e della Salute Roberto Speranza, è quella delle seconde case. Sì, perché nel Dpcm che scade domenica è prevista la possibilità di spostarsi nel luogo di residenza, domicilio o abitazione. Il tema da definire, ora, è se in questa fattispecie possano rientrare anche le seconde case.

“Dal 18 maggio spostamenti liberi all’interno della propria regione”

Quello che sappiamo è che “a partire dal 18 maggio 2020 gli spostamenti all’interno del territorio regionale non sono soggetti ad alcuna limitazione, fatte salve le misure di contenimento più restrittive adottate, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, relativamente a specifiche aree del territorio regionale, soggette a particolare aggravamento della situazione epidemiologica”. Questo si legge nella bozza del decreto sulle riaperture che il governo ha sottoposto ai presidenti di Regione. Le misure “si applicano a decorrere dal 18 maggio 2020 e fino al 31 luglio 2020”, data in cui salvo contrordine sarà ufficialmente cessata l’emergenza coronavirus.

Sanzioni e chiusura degli esercizi per chi non rispetta le regole

Sul fronte di quella che a tutti gli effetti appare sempre più una “dittatura sanitaria”, nella bozza sottoposta alle Regioni, Conte aggiorna anche le sanzioni per i cittadini e le attività commerciali a partire dal 18 maggio. “Salvo che il fatto costituisca reato, le violazioni del presente decreto, ovvero dei decreti e delle ordinanze emanati in attuazione del presente decreto, sono punite con la sanzione amministrativa” da 400 a 3.000 euro. Nei casi in cui la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni“. Insomma, le Regioni possono gestire la riapertura dei negozi e delle varie attività ancora chiuse ma “il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza“, avverte il governo.

Adolfo Spezzaferro

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