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Roma, 6 giu – Solo in Italia le manifestazioni pacifiche organizzate dalle opposizioni (parlamentari e non) del governo vengono presentate dai media mainstream come dei complotti eversivi. Solo in Italia l’opposizione (ancora: parlamentare e non) viene messa sul banco degli imputati per un non meglio precisato clima di tensione se non addirittura per lo sfacelo incombente sulla nazione. Proprio come se i governanti fossero esenti dagli errori e come se opporsi a loro fosse un comportamento inaccettabile, pericoloso, dunque da evitare.

I rimasugli del comunismo

Le ricordiamo le sardine? Sembravano la scoperta del nuovo vento politico che avrebbe gonfiato le vele della sinistra italiana, così a corto di facce credibili da mettersi nelle mani di quel branco di giovani imbonitori pervicacemente ignoranti. Ed erano così inconsistenti e così poco democratici che, sostenendo il governo in carica, menavano notte e giorno contro chi osasse opporvisi.

Pericolo di deriva autoritaria, questa era la spiegazione, e naturalmente in Italia non passerà mai la moda di dirsi partigiani ieri, oggi e sempre. Loro rappresentavano l’ariete dal volto buono utile a scardinare la libertà di fare opposizione al potere pubblico, e alle loro spalle vi era quel blob socialmondano che raccoglie giornalisti, commentatori, pseudo intellettuali e scrittori intenti da sempre a misurare col fascistometro la temperatura di una nazione intera. Pensano di essere le guardie del corpo della democrazia, pensano di aver ricevuto una chiamata divina che permette loro di aprire le porte del paradiso o dell’inferno, e invece si tratta di rimasugli di comunisti oggi convertiti al nuovo marxismo politically correct globalista. E, oltretutto, sono drammaticamente miopi.

Imbarazzati e in silenzio su Hong Kong

Se fossero così affezionati ai valori democratici e liberali oggi si starebbe stracciando le vesti per ciò che sta accadendo ad Hong Kong, e che per la verità accade da anni, dato che la sua popolazione combatte ogni giorno contro la repressione che la Cina comunista vuol perpetrare aumentando drasticamente la propria influenza sulla città.

Il sindaco di Hong Kong, nonostante le quotidiane rivendicazioni della cittadinanza che amministra, si sta appiattendo sulle posizioni del Dragone, tradendo quindi la fiducia del suo popolo. Addirittura, il governo cinese vorrebbe vietare l’annuale manifestazione per il massacro di Tienanmen utilizzando la scusa degli assembramenti rischiosi a causa del coronavirus. Retorica ormai in uso anche qui in Italia. E si prospetterebbe quindi la surreale situazione per cui l’anniversario di una data storica per la Cina, immortala dalla foto del ragazzo che si para di fronte ai carriarmati, scomparirebbe dalla memoria collettiva già più di quanto non sia accaduto in passato, dato che il governo centrale monitora i contenuti che vengono divulgati su internet utilizzando parole chiavi quali “Tienanmen” o “4 giugno”. Tutto questo accade oggi in un Paese il cui ruolo economico nel mondo diviene sempre maggiore e che riscuote la costante simpatia di quel Movimento 5 Stelle intento a governarci e che viene definito come il partito più filocinese d’Occidente.

Tutto ciò, evidentemente, non preoccupa le nostre sentinelle democratiche. Repubblica, naturalmente con le postille di Berizzi, scandaglia i suoi radar antifà per intercettare qualunque saluto romano o frase in odore di fascismo per poter gridare al pericolo e alla necessità di una nuova ondata d’indignazione, la quale poi sfocia sempre con qualche idea di intervento legislativo volto a limitare la libertà di pensiero. Le sardine, oggi come ieri, risultano non pervenute: evidentemente il prode Santori è ancora troppo stanco per occuparsi dei coetanei suoi che dall’altra parte del mondo si giocano davvero la vita per opporsi al regime comunista.

Ma è troppo faticoso denunciare i crimini perpetrati da uno dei regimi comunisti ancor oggi esistenti, quindi meglio rifarsela col consigliere comunale anonimo che tifa Rsi e poi proporre il bavaglio social per chi si scosta dalla vulgata antifascista. Quanto dovremo aspettare per un comunistometro partorito dalla scrittrice Murgia?

Lorenzo Zuppini

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